Sciroppo di Erba Cedrina

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In South California la primavera é arrivata da tempo, seguendo un inverno che faccio quasi fatica a definirlo tale, soprattutto dopo anni di nord Europa. I cappotti sono rimasti negli armadi, assieme ai cappelli e ai guanti. Le maglie di cachemire sono state coccole per le pelle nelle poche giornate fredde, in un ripido alternarsi di thé freddo e di thé caldo secondo le ore del giorno. Le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono una costante delle stagioni, risultato di convivenza tra l’oceano e il deserto. Questo lo sapevo già. Quello che non sapevo é che a gennaio sarebbero fioriti i meli e i peri, che a febbraio gli incantevoli ciliegi sarebbero diventati  nuvole rosa (a Parigi dovevo aspettare il tepore di maggio), che le prime rose sbocciano a marzo assieme alle infiorescenze dei limoni e degli aranci e che la verbena odorosa o erba cedrina puo’ starsene tranquillamente in giardino senza temere di gelare sognando la primavera.

Cosi da qualche mese ne coltivo una pianta e ogni volta che passo davanti non posso non strofinare una fogliolina tra le dita e annusarne il profumo. Fresco come il limone ma al tempo stesso rilassante come la melissa. Mi sa che tra non molto la trasferiro’ nel giardino delle erbe. Uso le foglioline di cedrina per insaporire piatti di pesce e verdure, le ho già usata per preparare un infuso caldo e una bibita fredda, ma volevo provarla come sciroppo per condire una macedonia di fragole e more. Lo sciroppo puo’ essere usato per preparare cocktails, dolci come il quatre/quart e magari anche un cheese-cake…

Sciroppo di Erba Cedrina

Questo é uno sciroppo denso, preparato con acqua e zucchero in parti uguali.  Prevedere una decina di foglioline ogni 500gr di acqua.

Pulire accuratamente le foglioline e lasciarle in infusione nell’acqua per qualche ora. Aggiungere lo zucchero, mescolare e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma e cuocere una ventina di minuti. Versare lo sciroppo caldo in un contenitore di vetro pulito. Conservare in un luogo fresco e asciutto.

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Piccole uova da giardino

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Dopo il Natale in Italia, prepariamo la Pasqua qui e, ripensandoci non é la prima volta che rompiamo le uova in California. Mi ricordo di muffins leggeri leggeri incartati uno ad uno con carta scura e spago naturale e la più grande frittata che abbia mai visto (grazie Eriko, grazie Pietro!) . E visto che oramai non manca molto, noi cominciano a riempire la casa di uova. Uova da bollire per poi decorare, da rompere per poi impastare, da nascondere per poi cercare, da svuotare per poi piantare. Si, piantare! Con le bambine abbiamo riempito i gusci di terra buona e abbiamo sparso semini di prezzemolo italiano. I baby germogli nel guscio serviranno a decorare la tavola di pasqua, sistemati nei miei porta-uovo tutti spaiati scovati in anni di mercatini francesi… Soltanto dopo, li pianteremo direttamente in giardino, quello delle erbe da cucina. Così, piantati direttamente nel terreno, i gusci d’uovo apporteranno nutrimento e calcio al terreno.

Mi piace anche l’idea che gli invitati possono ripartire con questo piccolo naturale souvenir da piantare nel loro giardino o in un piccolo vaso accanto ad una finestra…

L’idea l’ho trovata nel libro Sow and Grow, a gardening book for children. Delizioso volumetto dall’aria retro, che mine de tien lascio in giro per casa sperando di sviluppare piccoli pollici verdi :)

Con i tuorli e gli albumi recuperati dai gusci, mi accingo a preparare l’immancabile Pastiera seguendo la fedele ricetta di mia madre. La trovate ancora qui.

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Piccole uova da giardino

Scegliete semini che germinano velocemente, come la camomilla e il timo.

 12 uova biologiche e il loro cartone, 1 grossa manciata di terriccio fertile, 1 cucchiaino, acqua, 1 bustina di semi.

Con un coltellino affilato, rompete la parte superiore del guscio. Svuotatelo, lavatelo e asciugatelo con cura. Inumidire il terreno e servendovi di un cucchiaio rimpiempire i gusci fino a metà. Lasciar cadere due-tre semini per guscio, ricprire con un cucchaio di terra fino a 3/4, spruzzare con acqua. Conservare i gusci al riparo dagli uccelli (io copro con una rete a maglie stretta) in un’area molto luminosa protetta dal vento.

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Strawberry and Vanilla Smoothie

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Eccomi, seduta nel bel mezzo di una domenica pomeriggio a scrivere sul blog, riannodare i fili, riprendere da dove avevo sospeso. Parigi é li, distante 9 ore di fuso orario e 9188.5 Kilometri. E in mezzo una lunga fila di puntini sospensivi, ognuno denso e intenso, come un album di ricordi che non sai se vuoi chiudere o aprire. Casa nostra é ancora li, temporaneamente riempita da altri visi e altre voci e un altro bimbo nato da poco. Ma  casa nostra adesso é anche un’altra, questa, silenziosa fuori e rumorosa dentro, verde fuori e bianca dentro come dicono le bambine, che adesso non vogliono essere più chiamate filles ma girls. L’essenziale é nei dettagli! :)

E un unico dettaglio modifica il mio Smoothie alle fragole dagli altri preparati fino ad ora: la pasta di vaniglia. Una consistenza più cremosa e deliziosamente profumata, ne basta una punta.

Grazie dei commenti, come sempre li ho gustati uno ad uno, soprattutto quelli di Fiorella e di Carolina mamme in attesa…

Strawberry and vanilla Smoothie

1 banana matura, 1 tazza di fragole bio, 1/4 di cucchiaio di pasta di vaniglia, 1/2 tazza di yogurt, 1/2 tazza di latte scremato.

Unire tutti gli ingredienti nel bicchiere del blender (frullatore) e frullare fino ad ottenere una consistenza cremosa. Servire freddo.

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9 mesi

 

little beach girl

… da quel breve viaggio in taxi fino casa sono passati nove mesi e un oceano.

Nove mesi e finalmente scrivere questa manciata di righe.

La mia jolie tribù ha detto Au-revoir Paris e si é trasferita sulla costa sud della California. Sulle nostre teste un cielo immenso con un sole forte e gentile ma anche nuvole grosse e veloci che lo attraversano più spesso di quanto credessi. Nove mesi e un tourbillon di cose nuove,  nuovi panorami, nuovi suoni, nuovi ingredienti e nuovi gesti. Piano piano, se volete, parleremo di questo e di altro, di un sogno realizzato, ovvero un giardino di cui prendersi cura, di bambine e di fiori che crescono…

La pasticceria non mi ha abbandonato, tutt’altro. Mi ha seguita dall’altra parte del mondo,  incluso l’indispensabile e non per un perfetto macaronage… 

Le mie fasi di lievitazione possono essere lunghe. Anche per questa terza volta, nove mesi era il tempo necessario, simbolicamente e fisicamente, per ricominciare ad occuparmi di quest’altra parte di me…

ps. mi siete mancati!

See you soon friends…

ThreeF

 

Come avevo già scritto in un post precedente, anche l’inverno é andato via senza lasciare molte tracce tra queste pagine. Non vi prometto di non riscrivere la stessa cosa tra 3 mesi. Un inverno lungo, freddo (mentre vi scrivo Parigi é avvolta in uno 0 gradi tondo tondo tondo…), pigro, scandito da un inesorabile avanzare verso giugno ed una nuova vita da accogliere ma allo stesso tempo una profonda necessità di starsene ferma, immobile illudendosi di fermare anche tutto il resto intorno. Il blog sonnecchia, molto più di me che da settimane sono presa da una stupida insonnia che toglie forze e slanci (e qui, i consigli sono davvero i benevenuti).

Mesi di cova quindi, sebbene in realtà i progetti che si agitano tra queste mura riinviano molto più verso immagini di enormi modificazioni e cambiamenti piuttosto che di immobili attese… ma di questo parleremo un’altra volta.

E per mesi non sono stata l’unica a covare. Federica di Marcello, Fausta Lavagna e Francesca Vaccari hanno immaginato, sognato e realizzato un progetto “visivo e sensoriale” come loro stesso lo definiscono, a cui sono molto orgogliosa di essere stata invitata a partecipare.

Oggi nasce ThreeF, una rivista online di food a di atmosfere. ThreeF come Food, Fancy Frames. Sfogliatela con calma, ricominciate per essere sicuri di non aver perso nemmeno un dettaglio e diteci cosa ne pensate…

Io intanto vi abbraccio, sperando che il vostro calore allontani tutto questo freddo…

ThreeF il blog.

Per sfogliare la rivista cliccate sulla foto .

 

di Brioche & altre lievitazioni…

 Qualche scatto rubato ad un effimero sole per raccontarvi di una Brioche senza impasto, facile e veloce, ma soprattutto soffice soffice soffice che non richiede tanto lavoro ma solo un pò di pazienza e di attesa. Ma non solo. Simbolicamente scelgo un piccolo lievitato, dalla forma tonda e rassicurante per svelarvi, ancora una volta, che una piccola, preziosa vita cresce in un luogo anch’esso tondo e rassicurante. Les filles Calme et Cacao, da 5 mesi, sono in attesa gioisa di un felicissimo evento…

La ricetta é tratta da Five minutes bread, ma io ho preso la versione già tradotta da Tuki, Unica modifica, le piccole forme individuali, cosparse di granella di zucchero prima di infornarle.

 

 

Macaron à la rose

Sebbene la dispensa e la pila di ricette da testare, nonché le inclinazioni di stagione e le suggestioni climatiche, incitino all’utilizzo di frutta secca e frutta a guscio… oggi salterello verso profumi decisamente meno invernali, riaprendo una parentesi sui macarons.

Ne avevamo già parlato, molte di voi hanno espresso perlplessità davanti ad una prima impressione di complicato, come un tributo troppo alto da pagare per un piacere cosi` effimero, un macaron che si scioglie in bocca. Allora ritorno sull’argomento, come un piccolo elfo dei boschi che incita a proseguire nonostante la nebbia che cala tra i rami.

Questi macarons alla rosa sono stati preparati in una giornata fredda e secca, il che aumenta le chanches di riuscita. I macarons temono terribilmente l’umidità e, capricciosi e vanitosi quali sono, richiedono un’attenzione dedicata. Niente zuppa sul fuoco, né lavastoviglie in funzione durante la loro preparazione.  Volendo potreste preparare la crema e l’affinaggio mandorle+zucchero il giorno prima, questo vi renderà meno lunga la preparazione e, soprattutto le prime volte, vi aiuterà  a dimezzare i tempi.  Suggeriemento n 4, e poi passo alla ricetta, vietato scoraggiarsi. Mi ci sono volute diverse speriementazioni e diverse teglie dall’aspetto molto discutibile, prima di poter tenere tra le dita, un bell’esempio di macaron parigino.

Tranne qualche eccezione ed una curiosità sempre meno pungente per altre fonti , ho praticamente adottato la ricetta di base di Christophe Felder. Eccola.

Macaron alla rosa ( con meringa italiana )

x ca 40 macarons

Crema al burro: uova 2 + 1 tuorlo, zucchero 80gr, burro morbido 230gr, acqua di rose 1cl, sciroppo di rose 10gr

Versare le uova, il tuorlo e lo zucchero in un recipiente a bagno maria e lavorare con la frusta o uno sbattitore elettrico. Il composto dovrà diventare leggero e bianco. Controllare la temperatura ( caldo ma non bollente, non ci si deve scottare il dito) e ritirare dal fuoco. Incorporare il burro morbidissimo e lavorare alla frusta fino ad ottenere una crema ben spumosa. Aggiungere l’aroma di rosa e verificare il gusto.

x le coques: farina di mandorle 200gr, zucchero a velo 200gr, acqua 5cl, zucchero 200gr, albumi (separati già da qualche giorno e a temperatura ambiente) 75g+ 75gr, colorante alimentare rosso o rosa

Riscaldare il forno a 170C, ventilato. Versare la polvere di mandorle e lo zucchero a velo nel mixer e farlo girare per 30 secondi. RIpetere almeno 2 volte per affinare le polveri. Setacciare con pazienza. Per la meringa italiana, versare l’acqua e lo zucchero in un pentolino. avendo cura di bagnarne le pareti con un pennello per evitare che lo zucchero attacchi. Amalgamare con una spatola e far cuocere a fiamma medio-bassa. Con un termometro da zucchero, verificare la temperatura. Intanto, versare 75gr d’albume nella ciotola della planetaria. Quando la temperatura dello sciroppo avrà raggiunto i 114C, azionare la planetaria e cominciare a montare gli albumi con un pizzico di sale. A 118C, abbassare la velocità delle fruste e far colare lo zucchero cotto lungo le pareti della ciotola. Rialzare la velocità per raffreddare la meringa. Aggiungere una punta di colorante rosa o mezza punta di colorante rosso.

Mentre gli albumi montano, versare i 75gr d’albume rimasti nella ciotola con la farina di mandorle e lo zucchero a velo. Lavorare con la spatola, dal basso verso l’alto schiacciando il composto sulle pareti. Dovrete ottenere una pasta di mandorla spessa. Quando la ciotola della planetaria sarà appena tiepida e la meringa formerà le bec d’oiseau (una punta che non ricade nella ciotola), spegnere e cominciare il macaronnage. Incorporare una piccola quantità di meringa per distendere il composto ed uniformare la temperatura. Lavorando con la spatola aggiungere il resto della meringa, cercare il composto sul fondo, sollevarlo girando la spatola e schacciarlo sulle pareti. I movimenti dovranno essere più decisi di quando si incorporano gli albumi montati ma attenzione a non strapazzare il composto. Pian piano acquistere l’occhio e non avrete dubbi su quando smettere di lavorare: impasto amalgamato, mediamente liscio  e leggermente colante.

Foderare la teglia con carta forno, riempire le sac à poche e formare delle piccole sfere appiattite, come choux senza punta distanziati tra loro. Sovrapporre la teglia ad altre due teglie identiche ( questo eviterà una cottura troppo rapida) e infornare a 160C per 12minuti. A cottura ultimata, lasciarli raffreddare, rompere con il pollice leggermente la crosticina interna e guarnire con la crema alla rosa che intanto avrete lavorato un pò al cucchiaio. Conservare in frigorifero in scatole ben chiuse e lasciarli rivenire a temperatura ambiente per una ventina di minuti prima di offrirli.