Frollini verde anice

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Dopo anni di infatuazioni campestri sospirate tra le strade di Parigi in un perdermi e ritrovarmi tra cortili alberati seminascosti e passages privés di ciottoli mangiatacco  (no non i miei, io cammino in ballerine, ricordate?) e grandi vasi fioriti, coltivando erbe aromatiche sul davanzale della cucina e immagini di giardini inglesi, mi sono ritrovata proprietaria di uno spazio verde. Libera finalmente di dar via alle mie  fantasie giardiniere, inesperta e impaziente, ho iniziato a piantare e seminare ancor prima di guardarmi intorno. Se lo avessi fatto, se mi fossi seduta all’ombra degli eucalipti e degli oleandri per osservare le piante che si addossavano l’una all’altra, se avessi aspettato che quelle a riposo rivelassero la loro identità e il loro colore, forse avrei capito che quel coriandolo di sogno su cui avevo scritto giardino all’inglese avrebbe dovuto aspettare ancora un po’. Davanti ai miei occhi avevo un giardino dagli accenti tropicali con  Banani, Hibiscus,  Sterlizie e Plumerie, un giardino con note mediterranee di buganvillea, agrumi e palme di diverso tipo. Un paio di aiuole e qualche angolo romantico sembravano parlarmi una lingua meno esotica e lontana, potevo persino sentire parole di incoraggiamento dalla vecchia fontana in pietra grigio blue e i roseti antichi mi lasciavano una qualche speranza sul poter riuscire a ricreare un angolo di mondo forse non così’ come  l’avevo immaginato nella mia vita cittadina (verde scuro, fiori dai colori tenui, ombra fresca e grandi alberi dalle chiome pesanti). In South California l’acqua é un bene prezioso, la pioggia un evento  atteso e persino i bambini sanno dell’importanza di piantare e coltivare piante native. Avevo molto da imparare ma ancora di più da modificare nella mia mente e nelle mie immagini. Una passeggiata nel deserto in primavera é un buon modo per far pace con le piante grasse, per scoprirne la segreta bellezza e decidersi ad ospitarne qualche esemplare da piantare tra le rose o tenerle in vaso vicino al vecchio tavolino in ferro.

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Ore di lavoro e qualche paio di guanti consumati mi hanno insegnato più di tutte le ore spese su Pinterest collezionando immagini di giardini piantati ad altre latitudini. Qualche conversazione con la mia vivaista locale di fiducia, una piccola donna asiatica dal viso a metà coperto da un grande cappello di paglia, mi ha convinta più di alcun manuali di giardinieri e paesaggisti famosi, nonché l’aver sacrificato qualche deliziosa piantina sull’altare delle scienze botaniche. Avrei potuto modificare e decidere la qualità del terreno dei vasi e le ore di luce e di ombra di una piccola parte dello spazio a mio disposizione, ma non avrei potuto far nulla sulla qualità del terreno, sulla discrepanza tra quantità d’acqua che alcune specie avrebbero richiesto  e quella che il cielo avrebbe scaricato, sull’ espozione del patio su cui avrei voluto far arrampicare un glicine e sulle temperature troppo elevate per una siepe di Lilla.

Preparare due volte la pasta frolla con le mani, sentirla sbriciolarsi sulla punta delle dita e poi ricompattarsi sotto il palmo della mano non puo’ sostituire tutte le volte che per fretta o per pigrizia si aziona la planetaria. In cucina e in giardino le mani devono essere “sporche” di impasti e di terra.

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A volte il vento regala cose inaspettate, portate da chissà dove. Un fiore di Pimpinella Anisum,  con il suo ombrello di merletto bianco da signora d’antan e il fusto sottile sottile, si é insinuato al sole tra mille sassolini che hanno il compito di tener a bada le erbacce sul lato est del giardino davanti casa. Il mio cuore ha fatto una capriola. La liquirizia e l’anice sono tra i miei aromi preferiti. L’inaspettata freschezza del retrogusto del finocchio e dei carciofi, un bicchierino di Anisette nelle notti d’estate, la radice di liquirizia da succhiare in mezzo al traffico,  il Pastis con tre gocce d’acqua prima di cena, i sassolini di liquirizia che mi manda mia suocera, la liquirizia nera di Calabria, le penne profumate di mia figlia, il dentifricio alla crema d’anice, i semini verde grigio nel barattolo di vetro che schiaccio tra i denti, le punte di anice stellato nascoste nel riso. Aromi che Inseguo e di cui non so farne a meno.

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Vagheggiando un grosso cespuglio di fiori di anice e una pioggerella di semini da far seccare e conservare nel barattolino che si fa bello nella foto,  impasto e stendo quelli che saranno frollini all’anice. La ricetta é di madame D’Aubergine, i suoi erano frollini blue lavanda, i miei li ho immaginati verde anice. Dal fondo del grande sacchetto di lino che contiene le formine tagliabiscotti, tiro fuori quello di rame a forma di una foglia dai contorni sottili. In questo andirivieni di pensieri botanici potevo non scegliere questa?

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Frollini verde anice ( per circa 20 biscotti)

Farina bianca 00 50 gr, farina di riso 50 gr, zucchero di canna 40 gr,  burro freddo 50, uova 1, semi d’anice essiccati non trattati  2 cucchiaini 

Mettere tutti gli ingredienti secchi nel mixer e azionarlo per un paio di secondi . Aggiungere l’albume( conservando il tuorlo per lucidare i frollini) e il burro freddo a cubetti: azionare ancora  per pochi secondi, ripetere un paio di volte e poi raccogliete l’impasto con le mani, senza lavorare l’impasto.

Fare una palla schiacciata, trasferiterlo in una ciotola e conservarlo  in frigo per un’ora coperto da film alimentare.

Accendere il forno a 180°. Con l’aiuto del matterello stendere l’impasto  sul piano di lavoro leggermente infarinato, ritagliare i biscotti e trasferirli su una teglia rivestita di carta forno. Spennellare leggermente la superfice dei biscotti con il tuorlo diluito in mezzo bicchiere di latte e cospargeteli di zucchero (io ho eliminato il passaggio zucchero).

Mettere la teglia in frigo per mezz’ora per conservare le forma ed ottenere biscotti più croccanti, poi infornate per una decina di minuti. Controllare il colore, non devono scurire ma dorarsi leggermente.

Suggerimenti

In un mortaio di marmo pestare i semini d’anice in modo da appiattirli e sprigionare l’aroma. Potete lasciarli in infusione nello zucchero qualche ora prima di preparare i frollini.

Al momento della spennellatura siate veloci e soprattutto delicati. Il tuorlo altera l colore e il sapore, quindi, come dice Sabrine, mano leggera mi raccomando.

Vanilla Marshmallows

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english version coming soon

Tra qualche ora sarà la festa della mamma. Sarò svegliata nel modo meno silenzioso possibile, il letto si riempirà di disegni, piccoli regali, sguardi orgogliosi e un caffè con la panna da cercare di non versare sulle lenzuola di lino. Poi ci alzeremo e tutto sarà come deve essere ogni giorno, per lo più rumoroso e pieno di incastri, a volte smooth e delicato, con quella parola, mamma, che risuona cento, mille volte come un disco incagliato.

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 Sono mamma di tre bambine, questo lo sapete, ma mi sento anche la mamma di tutti gli altri bambini e bambine che ho immaginato o sognato di avere, ognuno con un nome diverso e bellissimo, nomi che ancora mi sorprendo a scegliere, collezionare e custodire in segreto. Mi piace molto di più dire ” sono la sua mamma” piuttosto “lei é mia figlia” e sebbene la maggior parte delle sere mi senta fisicamente una nonna :) ci sono momenti in cui ancora mi sorprendo a ricordarmi che siamo in cinque.
Per festeggiare questa speciale/normale giornata anche con tutte le mamme che si affacciano in questa cucina, vi lascio una ricetta e una piccola, simbolica scatola. All’interno troverete dei marshmallows alla vaniglia. Non è  un dolce femminile, nemmeno un tantinello ricercato e certamente non lo offrirei a fine pasto. E’ una cosa da bambini e probabilmente molte di voi sarebbero più felici di avere un pezzetto di buon cioccolato nero, come me. Però il profumo e la consistenza, assieme a tutto quel bianco sanno di infanzia, di casa, di candore, di coccole a piene mani. La dose di zucchero di un solo quadratino basta a coprire il fabbisogno mensile, pero’ non credete che le feste senza zucchero hanno meno sapore? E’ una scatola da annusare, richiudere e conservare e poi riaprire tra qualche anno, quando i bambini saranno diventati grandi e avranno smesso di chiedere le caramelle. Quando le vostre mani di mamma saranno libere di dedicarsi ad altre passioni, ad altre cose che negli anni avrete un po’ trascurato o mai iniziato. Quando il tempo non sarà più scandito da pappe, dalle ore di danza e di violino, dai compiti da far fare e dalle verdure da camuffare x la cena. Quando, pur assaporando ogni minuto di questo tempo ritrovato avvertirete un’onda nostalgica salire e inondarvi, riempendovi di desiderio di avere ancora un po’ di quelle manine appiccicose di zucchero e sporche di pennarello blu che vi prendono la testa tra le mani facendovi sentire una mamma.
Felice festa  amiche mie.
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Suggerimenti.
Questa é la prima ricetta di marshmallows che sperimento. Sebbene non abbia ritrovato il gusto di quelli delle bancarelle, bianchi e rosa, così irresistibilmente uno tira l’altro, il risultato é buonoProvero’ a testare altre versioni,  magari quella con gli albumi . Lo zucchero é decisamente invadente, il retrogusto sciropposo li rende irresistibile per i bambini. Non avendo il corn syrup né la voglia di andarlo a cercare (quando infilo il grembiule divento pigrissima per qualsiasi altra forma di lavoro che non sia impastare, montare, tagliare etc. etc..) l’ho preparato io, vi lascio la ricetta anche di quello. Puo’ essere conservato a lungo in un vasetto di vetro e tenuto in frigorifero.  Ingredienti indispensabili: un termometro da zucchero e un po’ di pazienza, ingrediente da mamma!
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Marshmallows alla vaniglia
Acqua fredda 12+12 cl, gelatina alimentare 21 gr, zucchero 400gr, 24 cl *corn syrup, sale 1 pizzico, estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaio, zucchero a velo 400gr
Foderare una grande teglia con carta forno e imburrare leggermente le pareti. Spolverare la superficie con metà dello zucchero a velo e mettere da parte.
Nella ciotola della planetaria o in una ciotola capiente di vetro, fate sciogliere la gelatina in 12cl di acqua fredda e aspettare che solidifichi. Intanto unire in un pentolino dal fondo spesso, lo zucchero, 12cl d’acqua e lo sciroppo di mais. Cuocere con coperchio a fiamma moderata fino a bollore, togliere il coperchio e proseguire la cottura fino ad una temperatura di 115C. Ci vorranno una decina di minuti. Azionare la planetaria o le fruste elettriche iniziando a lavorare la gelatina, versare lo sciroppo di zucchero facendo molta attenzione a farlo colare lungo le pareti della ciotola e non direttamente sulle fruste (come quando si prepara la meringa italiana). Lo sciroppo é bollente e se cadesse direttamente sulle fruste schizzerebbe ovunque. Montare circa 15 minuti:  il composto triplicherà di volume, diventando bianchissimo e spumoso.
Versare il tutto nella teglia foderata e spolverare accuratamente di zucchero a velo. Lasciar indurire a temperatura ambiente minimo 12 ore.
Rovesciare i composto su un piano di lavoro, eliminare la carta forno e tagliare a quadretti.
Conservare in scatole di latte per alcuni giorni.
*Corn Syrup
Acqua 20 cl , zucchero 400gr, cremor tartaro 1 cucchiaio
Unire tutti gli ingredienti in un pentolino con fondo spesso e cuocere fino ad ottenere uno sciroppo chiaro, circa 7-8 minuti. Non lasciar caramellare.
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Nature morte e meringhe dipinte di cioccolato

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the English version at the end

Toc-toc. C’é ancora qualcuno?

Quasi certa di trovar solo silenzio, spero non così profondo da poter sentire il suono dell’impasto che lievita nella ciotola. Sono mesi che non scrivo. Non che non sia successo nulla nel frattempo, ma era un po’ come non saperlo più raccontare, il banale, il quotidiano, il sole che nasce e che tramonta, il pane fatto in casa, gli stampini da Baba che non riuscivo a trovare, la salvia che non riesce ad attecchire. E poi,  The big renovation, la cucina nuova e la mappa di oggetti, tazze, stampi e ciotole da ricostituire per non sentirmi persa casa mia; i pidocchi presi a scuola da sconfiggere, l’umore che non ne vuol sapere di scendere dall’altalena e, dulcis in fundo, un pianoforte. Qualche mese fa, la signora del cacao :) ha deciso di ricominciare a suonare dopo così tanti anni che per contarli ci vogliono le manine di due bambine e mezzo; non soltanto suonare ma recuperare in fretta tutto il tempo passato senza farlo. Le passioni possono essere le nostre peggiori nemiche.

Così mentre Bach, Schubert e Pechelbel si infilavano nelle mie giornate e gli operai andavano e venivano come formiche nevrasteniche, il giardino, stanco di aspettare, iniziava la sua silenziosa ribellione e un velo di percettibile negligenza si posava sulle piante come rugiada al mattino. L’alberello di Azara M e la sua mancata fioritura invernale , che in inverno avrebbe dovuto provvedere da solo a profumare di vaniglia l’intero giardino addormentato,  mi stava forse dando appuntamento al prossimo inverno la sua fioritura mentre le violette odorose venivano inghiottite da gramigne scostumate. Avevo premuto un po’ troppo sul pulsante pausa, non soltanto quello del blog.

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Le nature morte sono per me fonte di bellezza e di meraviglia, motivo per il quale mi ostino a tenere la frutta in ciotole e alzate di vecchia ceramica francese pur sapendo che il frigorifero le conserverebbe meglio, ma la visione del mio giardino trascurato, non aveva proprio nulla della struggente bellezza delle opere di Chardin o della pittura olandese di Pieter Clasz e Osiaz Bert. Dovevo correre ai ripari, andare a cercare i guanti blu da giardino e i sacchi di stallatico e di chicken pot. Sapevo già che quando avrei finito con il giardino avrei ripreso anche il blog.

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Quello che in questi mesi non ho mai smesso di fare é stato sfornare le meringhe. Meringa francese da conservare in scatole di cartone (o di latta), leggera, friabile e profumata  e meringa italiana, da cuocere con lo zucchero a sciroppo, per vestire  a festa crostate dall’animo contadino. Le ultime mi sono divertita a spennellarle di cioccolato fuso, guardando il paesaggio finalmente più rigoglioso e primaverile delle mia piante non più dimenticate.

Se ci siete, sarei felice di sentire un vostro colpo.

Meringhe francesi

Albumi, zucchero semolato  ( il doppio del peso degli albumi), 1 punta di sale.

Iniziare con il montare gli  albumi  con la punta di sale.

Dividere lo zucchero in tre parti più o meno uguali e quando gli albumi cominciano a schiumare aggiungerne una prima parte. Aumentare la velocità, aspettare tre minuti e aggiungere una seconda parte. Ripetere l’operazione con l’ultima parte di zucchero portando  la velocità al massimo. Complessivamente dovrebbero montare circa 15 minuti. A questo punto la meringa sarà diventata lucida e  brillante e avrà formato il becco alla punta della frustra.

Rivestite una teglia con carta forno e formate con l’aiuto di due cucchiai o con la tasca da pasticcere, delle nuvolette o piccole montagne se preferite, avendo cura di spaziarle un paio di cm l’una dall’altra. infornare in forno preriscaldato a 130-150C per circa un’ora e mezza senza mai aprire lo sportello del forno altrimenti l’aria formerà delle crepe sulla superficie delle  meringhe. Lasciatele raffreddare in forno spento

Consigli

Gli albumi devono essere pulitissimi, senza alcuna traccia di tuorlo e la ciotola senza traccia di grasso o acqua. Dovrebbero essere separati da qualche giorno, conservati in frigo e portati a temperatura ambiente un paio d’ore prima di essere usati.

La planetaria e il mixer permettono una perfetta montata ma se usate le fruste elettriche cercate di tenerle il più verticale possibile.

Al posto del sale potrete usare una goccia di limona o una punta di cremor tartaro.

Potete usare mezza parte di zucchero granulato e mezza di zucchero a velo.Questo va aggiunto alla fine, setacciato e incorporato a mano con la marisa o la spatola in silicone. Io preferisco usare solo zucchero granulato, il risultato é una crosticina leggermente più friabile ed un gusto caramellato, per me tipico delle meringhe, che  l’amido contenuto nello zucchero a velo copre largamente.

 Still life

Toc-toc. Anyone over there? I am pretty sure i’ll find just silence, hoping not so deep as to hear the sound of the bread dough rising in the bowl on the counter top.

Some months passed since the last post at the first signs of Fall. Meanwhile, it is not like nothing happened , but I felt I could not recount the beauty of the little things, the ordinary life, the homemade bread, the sunrise and the sunset, the Baba’s molds I could not find anywhere, the sage that doesn’t want to take root in my herbs garden; then, the big renovation, the new kitchen and the new arrangement, the map of the objects like the bowl, the cups and the kitchen towels to reshape,  to feel not lost in my house; the head lace from the school to vanquish, my state of mind that doesn’t want to come down by the swing and, dulcis in fundo, a piano. Some months ago, the lady of the cocoa :) decided to restart to play the piano after so many years that to count them you need the hands of two girls and a half. Playing the piano and getting back all the years lived without it. Sometimes the passion can be our worse enemy.
So, in the meantime Bach, Pechelbel and Schubert entered my home and the workmen went back and forth like neurotic ants, the garden started its silent revolt and a voile of state of neglect set down on the plants and on the soil. The Azara tree, also called the vanilla tree for his wonderfully vanilla scented little flowers, which alone should have perfumed all the sleeping garden during the winter, loose his magical blooming, the violaodorata, essential not only for the scent so incredibly sweet and regressive, disappeared under  badly behaved Bermuda grass, the herbs too much  dried also to be keep in the jar. I pressed too much on the pause switch, not only the one for the blog.
The Nature morta, are for me a source of beauty and feelings. That’s why I keep obstinately the fruits on french antique cake stands or big bowls, even if I know they would keep longer in the fridge. The still life can be a rare beauty, in the daily life as well in the chef d’oeuvre: but the image of my abandoned garden, had nothing of the deep beauty of Chardin’s artwork or the bright light behind the dark of hollander peinture of Clasz and OsiazBert. It was time to take care of it. It was time to take out the chicken pot and the garden’s gloves. I knew already I was also ready to come back at the blog, just after the last potted plant.
What I never stopped doing in the last months was to bake meringues. French meringues, white and perfectly lightly crispy, with a soft inside and the hint of caramelized sugar. I brushed the last ones with dark chocolate watching by the window the fervor of a spring garden.
I would love hear from you, if you are still there.
French meringues
(makes about 15 meringues)
Egg whites, caster sugar the double of the weight of the egg whites, salt 1 pinch.
Pre-heat the oven to 130C.
In a large bowl start to gently whisk the egg whites, when they start to create a white foam, add one part of the sugar. Increase the speed, wait three minutes and add the second part of the sugar. Increase the speed, wait other three minutes and the rest of the sugar. After about 15 minutes of whisking, the egg whites should form stiff peaks and looked very shiny. Cover a baking tray with the parchment paper  and spoon the meringues onto it. You can also use a pastry bag with a medium size tip but I prefer to use two spoons for the informal look. Bake for 1 hour or a bit more and leave them at least 20minutes in the oven with the door open to cool down.
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Clouds in the garden

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english version at the end

Ottobre caro,

finalmente arriva per dare il via alle danze autunnali, al fresco del mattino e della sera, apertura e chiusura del sipario su un sole che nelle ore centrale del giorno fa sembrare ancora primavera. Lentamente le foglie ingialliscono e impallidiscono anche qui e soprattutto, tornano le nuvole, dispettose e attese, stanche di sentirsi invocare da chi, come me, non riesce a farne a meno.

Stamattina, appena sveglia, ho guardato sopra la mia testa e per una qualche strana ragione che non so spiegare ho sentito il bisogno di preparare dei sablés, burrosi biscotti al profumo di fiori d’arancio da inzuppare nel thé. Lo stampino a forma di nuvola, é uno dei miei preferiti. Una creazione speciale di una coppia speciale, un padre e una figlia. Sfogliare Herriott Grace, il blog di Nikole, é uno dei modi migliori che io conosca per indugiare in questi primi sprazzi di autunno, pienoni ispirazioni e atmosfere cozy. Potete usare la vostra ricetta di biscotti al burro preferita, oppure, fare come ho fatto io, usare quelle di Nikole e sostituire la vaniglia con l’acqua di fiori d’arancio.

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Sablés nuvola ai fiori d’arancio

Farina 300g, sale 5g, burro 227g, zucchero 300g, uova 1, acqua di fiori d’arancio 2 cucchiai.

Tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente. Lavorare il burro a crema (se usate un robot prendete il gancio a foglia), con l’acqua di fiori d’arancio e lo zucchero fino ad ottenere una crema leggera e gonfia. Unire l’uovo e se necessario rivoltare l’impasto dal fondo aiutandosi con una spatola. Aggiunger la farina e il sale e lavorare solo il tempo di amalgamare gli ingredienti. Dividerlo in tre parti, coprire con pellicola e lasciar riposare in frigo due ore. Per evitare che  i biscotti perdano la loro graziosa forma durante la cottura procedere nel seguente modo: tirar fuori dal frigo uno solo dei tre panetti di impasto, infarinare leggermente il piano di lavoro, stendere l’impasto ad uno spessore di circa 6mm, tagliare i biscotti con la formina,trasferirli su una teglia da forno rivestita di carta forno e metterli in freezer una ventina di minuti. Cuocere i biscotti in forno pre-riscaldato a 180C (170C per me) e lasciarli raffreddare su una griglia. Procedere allo stesso modo con gli altri due panetti. L’impasto può essere conservato in frigorifero per una settimana.

A questo punto potete procedere con la preparazione della glassa per colorare i biscotti. Io aspetterò che le bambine tornino da scuola, sono arrivate alla lezione di glassa numero due e hanno bisogno di pratica ;)

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Cookie Clouds with orange blossom

Dear October…

this morning I looked up at the sky and for some reason that I can’t explain I just needed to bake butter Cookies flavored with orange blossom water to dip in my tea.

The lovely cookie cutter as well the recipe, comes from Nikole’s beautiful website. Herriot Grace is the perfect place to indulge in these first autumn feeling, full up whit so inspiring and cozy atmosphere. To make the cookies, you can use your favorite shortbread recipe or use Nikole’s recipe as I did and replace the vanilla bean paste with the orange blossom water.

Recipe and directions

All purpose flour 300g, butter 227g, Kosher salt 3/4 tsp, granulated sugar 200g, large egg 1, orange blossom water 2 tbsp

Whisk together salt and flour and set aside. In the bowl of a stand mixer fitted with the puddle attachment cream the butter, the orange blossom and the sugar until light and fluffy. Scrape down the base of the bowl. Pour in the egg and mix. Add the dry mixture and mix until  just combined.Turn out the dough on a clean surface and divide it in three parts. Wrap and refrigerate up to two hours. Pre-heat the oven at 350F (180C). Unwrape one portion and with the lightly floured cutter, cut the dough into clouds and move them on a prepared baked sheet. Refrigerate for 15minutes before baking. Bake around 15 minutes.

Repeat with thereat of the dough. You can decorate the cookies with a royal icing. I’ll do it later in the afternoon. My girls are at their second icing decoration lessons and  they need to train  ;)

Icing

Egg white 2, icing sugar 454g, water 2 tsp

In a small bowl, mix together the egg white and the sugar. Add the water. the texture must be smooth and ribbony but not runny . With a piping bag fitted with a #3 tip, pipe a single line around the edge of each cloud. With clean piped bag fitted with a #7 tip, flood the interior of each cloud and let dry.

Dark Chocolate cake and red wine glaze

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Qualche giorno fa abbiamo festeggiato il nostro primo anno in CA, da residenti e non da viaggiatori. I ricordi si stratificano, si allungano come ombre al finire del giorno e mi piace ripescarli da un sacchetto senza fondo. Preparare una torta come questa, senza passaggi delicati, senza difficoltà tecniche, diventa un po’ come intraprendere un viaggio nella mente, slegare i pensieri dalle mani, inserire il pilota automatico e godersi il panorama. Viaggi di questo tipo per me sono sempre a ritroso nel tempo. Sono una persona tendenzialmente distratta, che dimentica date e appuntamenti, commissioni e liste della spesa. Ho bisogno di telefono e agenda per ricordarmi di tutto, a volte non basta nemmeno quello. Così in qualche modo sono costretta a ripetermi cento volte quello che devo fare, quello che deve essere fatto e quando. Tutto questo, assieme ai suoni del quotidiano, diventa un fastidioso rumore di fondo, come un rubinetto che perde, come un motore acceso in lontananza. Ma quando lavoro in cucina, questo rumore si spegne, si allontana e mi lascia finalmente in silenzio. E allora mi rilasso veramente, mi concentro sui gesti se la ricetta é tecnicamente complicata o mi affido ad un saper fare antico che abita nelle mie mani.

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Il vino  e il cioccolato sono un richiamo per i sensi. Nella mia personale scala cromatica, il bordeaux vellutato del vino e il marrone profondo del cioccolato, hanno un posto speciale. Ancora un sorso di vino e un pezzo di cioccolato nero, spesso sono il mio dopocena. La lussuriosa glassa al vino rosso da spalmare su una torta al cioccolato senza pretese é un’idea trovata su Bon Appetit, rivista gastronomica che sfoglio generalmente in fila al supermercato.

Torta al cioccolato glassata al vino rosso

 Burro 225g,  farina 00 42g, uova 4, zucchero 200g, cioccolato 70% 100G, sale 1 pizzico.

Preriscaldare il forno a 160C. Tutti gli iglesienti devono essere a temperatura ambiente. Far fondere il cioccolato e il burro a bagno maria. Spegnere il fuoco. Mescolare per sciogliere completamente il cioccolato e abbassare la temperatura. Aggiungere lo zucchero e mescolare. Unire un uovo alla volta e lavorare il composto con la spatola fino ad ottenere una consistenza simile ad una mousse. Versare il composto in una tortiera da 22-24cm imburrata e infarinata e cuocere circa 50m. La torta sarà pronta quando lo stecchino risulterà leggermente umido. Lasciar raffreddare e intanto preparare la glassa.

Glassa al vino rosso

Cioccolato fondente 70% 100g, burro 55g, sale 1/2 cucchiaino, vino rosso 1/2 tazza (per me un Chianti), zucchero in polvere 60g.

Far fondere a bagnomaria il cioccolato, il sale e il burro. Spegnere il fuoco e mescolare per abbassare la temperatura. Aggiungere lo zucchero. Versare il vino in un pentolino e sfiorare il bollore. Versare un cucchiaio di vino nel cioccolato, ammaliare per unificare le temperature versare il resto del vino. Lasciar raffreddare qualche minuto. Quando la spatola lascia una traccia nella glassa, la consistenza e la temperatura saranno giuste Sistemare la torta su una griglia e porla su un foglio di carta forno. Lasciar cadere liberamente la glassa sulla torta o lisciare sui bordi per un effetto omogeneo. Lasciar raffreddare a temperatura ambiente una o due ore.

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Dark Chocolate Cake with Red Wine Glaze

Few days ago we celebrated our first year in CA, as residents and not travelers anymore. Memories become stratified, longer  and longer like shades at the end of the day. I love to revive them. I am an absent minded person, I forget appointments, dates, shopping list and things to do:I need to register everything on the phone or on the agenda and mostly of the time, unfortunately, this is not enough. So, I need to repeat to myself what I have to do, what needs to be done and when. All this, with the daily sounds and kids around, turns in a bothersome ground noise, something far and close at the same time. But when I cook, this sound turns off and finally leaves me silence. I can totally relax and focus on the recipe if I’m doing something complicated or, as for a cake like this, I activate the autopilot and enjoy the view of my mental trip. Wine and chocolate have an intense appeal. In my personal chromatic scale, there is a special place for  the velvet of red wine and the deep brown of chocolate. Yet another sip of wine with some very good chocolate, are the
perfect after dinner. As simple as you need. The luxury of red wine glaze and the perfectly easy dark chocolate are a Bon Appétit recipe. You have to try it!

Recipe and directions:
  • 1 cup (2 sticks) unsalted butter, cut into pieces, plus more for pan
  •  cup all-purpose flour, plus more for pan
  • 8 oz. bittersweet chocolate (at least 70% cacao), chopped
  • 1 cup sugar
  • 4 large eggs
  • ¾ teaspoon kosher salt

Preheat oven to 325°. Lightly butter and flour pan. Heat chocolate, sugar, and 1 cup butter in a heatproof bowl set over a saucepan of simmering water (bowl should not touch water), stirring, until chocolate is almost completely melted, about 3 minutes; remove from heat and continue to stir until chocolate is completely melted. Let cool completely. Using an electric mixer on medium speed, add eggs to chocolate mixture 1 at a time, beating to blend after each addition. Beat until mixture has a mousse-like consistency. Reduce speed to low and add salt and ⅓ cup flour; mix until smooth. Scrape batter into prepared pan; smooth top. Bake cake until top is firm and edges are slightly darkened, 55–65 minutes (rely on visual cues; a tester inserted into cake’s center will come out clean before cake is truly done). Transfer pan to a wire rack and let cake cool completely in pan before turning out.

Red Wine Glaze

  • 8 oz. bittersweet chocolate (at least 70% cacao), finely chopped
  • ¼ cup (½ stick) unsalted butter, cut into small pieces
  • ½ teaspoon kosher salt
  • ½ cup powdered sugar
  • ½ cup red wine (such as Chianti Toscano)

Heat chocolate, butter, and salt in a heatproof bowl set over a saucepan of simmering water (bowl should not touch water), stirring, until chocolate and butter are melted, about 5 minutes. Whisk in powdered sugar. Meanwhile, bring wine just to a boil in a small saucepan. Remove chocolate mixture from heat and whisk in wine; let cool until slightly thickened and a rubber spatula leaves a trail in mixture when stirring, 8–10 minutes. Set cake on a wire rack set over a rimmed baking sheet. Pour glaze over cake and spread it across the top and over the edges with an offset spatula. Let cake stand at room temperature until glaze is set, 2–3 hours.

Lemon bunt cake con scorzette di limone candite

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Un’aria leggera e profumata di limone scuote l’insolita umidità di questi giorni e riempie l’aria proprio adesso, mentre scrivo all’ ombra degli oleandri in giardino. Oggi questo é il mio ufficio e tutto quello che mi occorre é qui vicino a me: il computer sulle gambe, un vecchio lenzuolo a fiori steso sul prato e il solito viavai di coleotteri. A volte penso che dovrei creare un vero angolo di lavoro, il mio, in un qualche angolo o stanza della casa. Uno spazio privato, per scrivere e pensare. Ma in giornate come queste, mi basta l’oleandro.

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La ricetta della torta é la mia base su cui comporre e declinare altre versioni, cambiando aroma, sapore e a volte colore. Tempo fa ne avevo preparato una versione rosa un po’ girly da portare a scuola di Neva, acqua di rosa e perline luccicanti, su IG trovate una foto. Oggi un velo di bianco e delle scorzette di limone candito per … Soffice e semplice, una torta senza pretese ma perfetta come un momento di fine estate.

Oggi sono ospite da Tribù Golosa, un nuovo portale gastronomico, ricco di ricette e di idee da portare in cucina. L’intervista la trovate qui. Grazie a Federica Villani per avermi invitata.

Lemon bundt cake 

Burro 70g, farina 200g, uova 4, zucchero di canna 250g, panna fresca 100g, 2 limoni bio,  scorzette di limone candite 30g, sale 1 pizzico, lievito x dolci 1 cucchiaino.

Pre-riscaldare il forno a 180C.

Far fondere il burro a bagno maria e lasciar raffreddare. Grattugiare la buccia dei limoni e aggiungerla allo zucchero. Setacciare la farina con il lievito e unire il sale. Montare le uova con lo zucchero profumato al limone fino ad ottenere un composto bianco e spumoso, occorrono circa 10 minuti. Aggiungere la panna e amalgamare. Senza mai smetter di mescolare, unire la farina con il lievito,  il burro e infine le scorzette tagliate finemente. Versare nello stampo imburrato e infarinato (io ho usato quello da boundt cake ma una tortiera da 24cm andrà bene lo stesso) e cuocere 10 minuti, abbassare la temperatura a 150 e cuocere altri 30minuti.

Lasciar raffreddare il dolce e intanto preparare la glassa.

Glassa allo zucchero

Zucchero a velo 250g, 1/2 limone, 1 albume.

In una ciotola lavorare con una frusta lo zucchero e l’albume, aggiungere il succo di limone e mescolare. Dovrete ottenere un composto denso e omogeneo, di un bel bianco lucido che ricade a nastro dalla frustra.

Sistemare il cake ormai raffreddato su una griglia e decorarlo con la glassa che lascerete cadere tranquillamente dalla ciotola. La glassa deve essere usata  subito o trasferita in un contenitore a chiusura ermetica.

Lemon Boundt Cake with candied lemons peels

A fresh, light air with lemon scent surrounding me right now, while I’m writing under the oleander trees. Today this is my office and all I need now is nearby: an old florals sheet on the grass, the computer on my legs and the hummingbirds flying around. Sometimes I think I’d like to have a real office in a corner of this big house, a private space for writing and thinking, all for myself. But in days like this, the oleander is enough.

That recipe is my special base to arrange endlessly: I did it few time ago in a pink girly version, with shiny crystal sugar pearls, to bring in Neva’s class: you can look at the picture on my IG. Today a  white cover and a special lemon taste with my candied lemons peels.

Today I’m the special guest of Tribù Golosa, an italian cooking website full of classic and original recipes. You can read the interview here.

Ingredients: butter 70g, all purpose flour  200g, eggs 4, brown sugar  250g, double cream 100g, lemons 2; salt 1 pinch, candied lemon peels 30g, baking powder 1 teaspoon

Directions: preheat the oven at 350f. Melt the butter and set aside. Great the lemons peel and pour it into the sugar. Sift the flower with the baking powder. Whip the eggs with the sugar for at least ten minutes, until light and fluffy then pour in the cream, then the flour with the baking powder and the salt. Mix well, pour in the butter and at least the lemons candied peels cutter in small pieces. Pour the cake mixture into the prepared boundt pan and bake for 10 minutes then pour 30 minutes at 300f. Let it cool and prepare the icing.

For the Icing: powdered  sugar 250 g,  1/2 lemon jus, 1 egg white.

Beat the egg white with the sifted powdered sugar and beat with an electric mixer or with a wooden spoon. Add the lemon juice and beat until combined and smooth. Add more lemon juice or powdered sugar, as needed. Pour the frosting over the top of the cake, allowing it to drip down the sides. The icing needs to be used immediately or transferred to an airtight container.

 

Un cielo rosé

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the english version coming soon

Quando avevo nove anni mi regalarono il libro di Pollyanna, di Eleanor Porter  e da li cominciai la mia prima collana di racconti. La storia di Pollyanna é quella di una bambina orfana e infelice che riusce a costruire intorno a se (ma soprattutto dentro di se) un mondo rosa e gioioso, grazie al gioco della felicità insegantole dal padre.

«Questo è il mio segreto, non lo dire a nessuno» «D’ora in avanti cerca sempre di trovare il lato positivo delle cose tutti i giorni, noi due faremo a gara a chi troverà più cose che lo renderanno lieto nella vita quotidiana. Va bene? Hai capito Pollyanna?» «Prova e vedrai. E poi più la situazione è difficile, più il gioco diventa interessante. E quando ci riesci allora sei veramente felice». 

Io, contrariamente a Pollyanna non ero bravissima a giocarlo, me ne dimenticavo spesso tornando preda di malumori infantili e piccoli drammi.

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Qualche giorno fa, attraversando il cielo che piano piano si tingeva di rosa, insonne in un aereo addormentato, mi é rivenuto in mente pensando che forse chissà, potrei imparare a giocare adesso e soprattutto potrei insegnarlo alle bambine: che la felicità possiamo ritrovarla in tasca, che quella tasca ha la forma della nostra mano e che non sarà mai vuota.

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Dalla mia tasca talvolta mi piace tirar fuori qualcosa di rosa. Rosa come il cielo al tramonto sulla costa della California. Un rosa indefinito, carico di toni e sfumature pastello, lavanda, fragola, pesca, mora, violetta. Un cielo gelato ai frutti rossi dice mia figlia. Un cielo di vino rosé dico io. E quando il sole va giù sembra davvero tuffarsi in un bicchiere di vino rosato, sentori di bacche e di fiori bianchi .

Questo mese sono su Casa Facile, mie le fotografie e le cinque ricette per una merenda d’estate al fresco di un patio, tra cui le profumate pesche al vino rosé. Grazie a Grazia Caruso per l’articolo e per il suo invito, ideato per fotografare una casa parigina e conclusosi su un patio in California. E grazie a Luciana Powell, amica ed artista, per le foto sulla spiaggia.

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Pesche bianche al rosé con fiori di geranio e vaniglia

Pesche bianche bio 12, zucchero 100g, vino rosé 200ml, stecca di vaniglia 1, foglie di geranio limone (Pelargonium crispum)

Per decorare: buccia di un limone e fiori di geranio

Incidere la vaniglia nel senso della lunghezza ed estrarre i semini. In un pentola larga e bassa versare lo zucchero, il vino,  la stecca e i semi di vaniglia. Portare a leggera ebollizione e lasciare fremere per una decina di minuti. Fare raffreddare e mettere da parte. Intanto, scottare le pesche in acqua bollente per un paio di minuti, pelarle e tagliarle a metà. Eliminare il nocciolo e disporle lato piatto sul fondo, nella pentola con il vino sciroppato. Cuocere per 10-15minuti. Conservare in frigo fino al momento di servire.

 Disporre le pesche in un piatto di portata, coprirle con lo sciroppo di vino,  decorare con la stecca di vaniglia, la buccia del limone grattugiata e qualche fiorellino di geranio limone. peachrose_3

il Presniz, il vino e le rose

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Da Salerno e il turchese della costiera Amalfitana, alle verdi terre friulane. Attraversiamo villaggi e paesi, lasciamo l’autostrada e scegliamo strade provinciali, ritroviamo nomi della storia italiana, il paesaggio che si scopre e si nasconde dietro ai tergicristalli carichi di pioggia. Viaggiare così, fino alla prossima tappa, un campo di girasoli per giocare a nascondino, paesaggi campestri, vigneti, vecchie fattorie,  piccoli orti e giardini di campagna. Scenari perfetti per lasciar correre la mente, per divagare, per immaginare di vivere altre vite, per scrivere altre storie, fantasticare su nuovi inizi e progettare infinite strade da prendere. Senza tempo, senza orari, pranziamo alle tre del pomeriggio e ceniamo alle dieci di sera con enormi, cremosi gelati. Vogliamo solo dimenticare il tempo e seguire questo flusso di pensieri. Lo chiamiamo vento d’estate ed é già nostro amico.

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Alcuni luoghi mi sono già rimasti nel cuore. L’Abbazia di Rosazzo, terrazza incantata sospesa sulle terre friulane, tra colline e vigneti, luogo di silenzio e di pace sognante. Il giardino, incantevole collezione di rose antiche e moderne, alcune preziose come la rosa Gallica Damascena, altre selvatiche come la rosa di Rosazzo, considerata estinta e poi ritrovata in Francia nel giardino di casa di emigrati friulani che l’avevano piantata nel 1925. Una vecchia targa ne racconta la storia. 

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Il sentiero delle rose fa da cornice poetica e profumata alla terra del vino di Livio Felluga, Abbazia di Rosazzo, un bianco setoso e complesso. Ne abbiamo comprato una cassa nella bella osteria Terra e Vini tra il caffè e i racconti di questa terra e dei suoi frutti. Vino e rose, cosa potrei desiderare di più?

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Ljubljana, la perla slovena, una piccola Praga da attraversare a piedi come abbiamo fatto noi o in barca come avrebbero voluto fare le bambine se non ci fosse stata la pioggia. E poi Trieste, da cui vi scrivo adesso, per qualche settimana casa da cui partire e ritornare. Passeggiare per questa città così sobria ed elegante per ritrovare le atmosfere descritte da Joyce, Saba, Svevo.

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Avara di monumenti e ricca di suggestioni, Trieste, città di vecchie librerie, di antiquari, di caffè storici come il caffè Tommaseo in stile asburgico, il caffè San Marco in stile viennese.  Due tra le pasticcerie più belle mi hanno colta senza macchina fotografica, la Bomboniera e Pirona: come molte farmacie, hanno conservato gli arredi originali d’epoca, i banchi di legno lucido, i vetri decorati in stile Liberty e le pinze d’argento per riempire i vassoi.

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Quando viaggio, quando leggo il menu seduta in un nuovo ristorante vorrei poter ordinare minuscole porzioni di piatti e sapori sconosciuti, cenare di assaggi in assaggi, dall’antipasto al dolce. Ho sbirciato in tutte le pasticcerie che abbiamo incrociato, incuriosita da una tradizione pasticcerà ricche di influenze austriache, slave e ungheresi: i krapfen e gli strudeltorta sacher, la pinza, i dobos, i rogojanci e il presnitz, il dolce di Sissi, di cui vi lascio la ricetta assieme a qualche cartolina di viaggio. Altre le trovate sul mio profilo Instagram. Il Presniz, dolce di origine austro-ungarica,  creato nel 1832 in onore della principessa Sissi in visita a Trieste. Per l’occasione in tutta la città vennero organizzati concorsi d’arte e di gastronomia e si racconta che in una pasticceria del centro apparve in vetrina questo dolce a forma ad anello con la scritta “se giri il mondo ritorna qui”. Vinse il premio principessa Preis Prinzessin e fu ribattezzato dai triestini Presniz, diventando simbolo di festa e di tradizione. Nonostante faccia parte delle tradizione dolciaria tradizione natalizia, a me é venuto voglia di assaggiarlo in una fresca giornata di luglio. Un morbido marzapane ripieno di uvetta, pinoli, canditi, avvolto in pasta sfoglia sottilissima leggermente zuccherata. Da mangiare secondo me a piccolissime dosi, quasi un assaggio, dopo il caffè o un bicchierino di liquore.

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Presniz

ricetta tratta da Mangiare Triestino di Mady Fast

Ingredienti: pasta sfoglia, noci sgusciate 500g, zucchero 500g, biscotti grattugiati 500g, mieli e 200g, cedrini 200g, pinoli 200g, uva passa 200g, marsala o liquore all’arancia 1 bicchierino,  cioccolato grattugiato 100g, uova 2, buccia grattugiata di limone e di arancio.

Mettere a bagno l’uvetta nel liquore, grattugiare i biscotti, il cioccolato, la buccia di limone e di arancio. Tritare le noci. Impastare il tutto, aggiungere lo zucchero, le uova e il miele leggermente riscaldato. Zuccherare la pasta sfoglia e dividerla in cinque parti. Stendere la pasta sfoglia, formare con il ripieno cinque salsicciotti e avvolgere ognuno di essi nelle sfoglie facendoli aderire bene alla pasta. Sistemare i presniz formando una chiocciola e spennellarne la superficie prima con dell’acqua poi con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto. Cuocere in forno preriscaldato a 180c per circa 25m. Il presniz puo’ essere conservato a lungo ben protetto in un luogo fresco e asciutto.

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Frittelle calde, tra cielo e mare

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Da qualche giorno, le bambine ed io siamo arrivate in Italia. Il décalage orario ci trattiene in una sensazione dolcemente distaccata e ovattata, come se stessimo ancora volando. Alle cinque del mattino su questa terrazza sospesa mi sento come approdata su terra dopo molte ore trascorse in mare, ancora la sensazione di ondeggio nella testa e nelle gambe. La Costiera Cilentana sullo sfondo avvolta di alba e di rosa, le colline salernitane alle mie spalle e questo passeggiare tra fiori e piante così rigogliose nonostante crescano in vaso, in un lussureggiante schiudersi di colori e odori, ogni volta mi fa sentire in pace, ogni volta mi fa venire fame, voglia di colazione italiana, di cappuccino cremoso e di cornetto sfogliato.

Ai croissants francesi preferisco i cornetti italiani, quelli di Roma sono i miei preferiti, piccoli dalla sfoglia caramellata che puoi spezzare senza che vada in frantumi, il burro che avvolge senza invadere, un velo di zucchero, la schiena appoggiata allo schienale della sedia e il giornale che aspetta vicino.

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Ho preparato le frittelle calde con mia nonna, le ho fatto da assistente, guardando le sue bellissime mani, nodose ed esperte scomparire e riapparire nell’impasto. Rese morbide dalle patate e profumate dalla buccia di limone, spolverate di zucchero e mangiate calde. La mia idea di paradiso, somiglia proprio a questo: al rosa dell’alba vista da qui e alle frittelle calde profumate di limone.

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Frittelle dolci con patate profumate al limone

Farina 500g, uovo 1, patate 2, lievito 25g, burro 50g, estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaio, limone 1 buccia grattugiata,  latte 150g, sale 1 pizzico, olio per friggere, zucchero per decorare

Lessare le patate e schiacciarle con la forchetta. Farle raffreddare e mettere da parte. Riscaldare il latte e sciogliervi il lievito. In una ciotola capiente versare metà della farina, il lievito sciolto nel latte, la buccia di limone, la vaniglia, il sale e il burro. Amalgamare e incorporare gradualmente l’altra metà della farina. Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio, coprire con un panno di lino pulito e far lievitare in un luogo riparato per un paio d’ore. Quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume, formare dei cilindri e chiuderne le estremità. Immergere le frittelle in olio bollente per pochi secondi e passarle in una ciotola con lo zucchero. Servire subito.

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Sweet Frittelle with lemon scent

Since few days, the girls and me arrived in southern Italy. Thanks to the jet-leg, we linge in a cocoon, a soft sensation to be still flying. At 5 am I am enjoying the amazing view  from my parents terrace, hang between the sea and the sky. The Cilento coast on the background, the hills of Salerno at my side, and all these plants and flowers, an awesome blooming and scent. All this make me peaceful and hungry, what I want right now is an italian breakfast, a creamy cappuccino and a cornetto (italian croissant). I always preferred the italian cornetto to the french croissant, the more delicate puffy pastry and the tiny bit caramelized crust, filled with custard or fruits marmalade make it a perfect breakfast choice.
With my grandmother, I prepared the sweet frittelle, an italian vintage fritters pastry made with potatoes, vanilla and lemon zest. Popular during the italian Carnival, the frittelle are  golden and puffy, served warm and sprinkled with caster sugar. I loved to help my grandma and see her beautiful old hands appear and disappear in the dough.
My idea of heaven is this: the pink sunrise watched by here and the home-made warm frittelle in the first morning of our italian summer vacations.
Ingredients (serves 6-8)

White flour 500g, egg 1, potatos 2, butter 50g, baking powder 1 + 1/2 tbsp, vanilla extract 1 tbsp, lemon zeste 1,  full cream milk 150g, salt 1/4 tsp, oil for frying, sugar to sprinkle on the frittelle

Bring the potatos to boil and cook until tender. Mash the potatos with a potato masher or a large spoon. In a large bowl pour the half of the flour and all the other ingredient and start to knead, meanwhile combine the rest of the flour and knead until the dough will be soft and silky. Cover with a clean cover and leave to rest at room temperature for up to two hours. On a floured board, roll the dough and cut into cylindrical pieces, then cross the far ends. Heat the oil in a large pan, and drop in the frittelle, turn them once and fry as soon as they are golden and puff up. Remove from oil and drain on paper towels. Sprinkle sugar and serve immediately. 

la Scazzetta

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Piccola Greta ha compiuto un anno. Ha spento la candelina alle 18:15 dell’otto giugno che con le dovute 9 ore di fuso orario diventano le 3:15 del mattino del 9 giugno, momento esatto in cui ha respirato da sola. Non abbiamo sincronizzato gli orologi, é buffo ma é andata proprio così. La sua prima festa é stata anche per noi la prima vera festa in giardino, di quelle che hai amato pensare e preparare, andando a dormire più tardi la sera e svegliandosi con quel pensiero in testa e poi via, così fin quando non arrivano i primi ospiti e hai appena tirato su la lampo del vestito.

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Greta é nata a Parigi, ha trascorso la sua prima estate in Italia ed é partita per la California quando le sue manine ancora non riuscivano a tenere ben bene il passaporto. A volte, quando i sentimenti si infilano tra i barattoli della dispensa e il piano di lavoro, sento il bisogno di cucinare cibi che possano portare il mondo più vicino a me. Domenica é stato così. La torta di compleanno dopo un buffet di dolci italiani e bollicine francesi, la mia versione di un dolce di origine salernitana, la Scazzetta, il cui nome  in dialetto salernitano indica il copricapo rosso scarlatto degli alti prelati. Pan di Spagna, crema al limone e una leggerissima glassa di fragoline di bosco. Fu creata nel 1930 nella pasticceria Pantaleone, nel centro storico della città a due passi dal duomo di San Matteo. Ogni ristorante o trattoria salernitana tra i menu di dolci e la lista di liquori, vi offrirà e vi consiglierà la sua propria versione, più o meno sferica. Generalmente la scazzetta viene servita senza nessuna decorazione, io ho usato alcune rose biologiche, un colore indefinito tra il lavanda e il rosa antico e aggiunto un effimero aroma di rosa alla bagna: chi mi conosce sa quanto ami l’idea di aver avuto una bambina per ogni stagione ( per l’inverno si vedrà!) e Greta é la mia bambina di primavera, piccolo fiore che cresce.

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Scazzetta del vescovo per 12 persone

per il pan di Spagna: uova 6, farina 130g, maizena 20g, zucchero 150g.

per la bagna: acqua 120g, zucchero 120g, acqua di rose 1 cucchiaio, vaniglia 1/2 baccello

per la crema: latte fresco intero 500g, tuori d’uovo 4, zucchero 100g, maizena 40g, burro 40g, scorza di limone 1. 

per la glassa: fragoline di bosco 250g, zucchero 250g, amido di mais 15g, succo di limone 1 cucchiaio, agar agar 20g.

Tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente, eccetto per il latte. Cominciare dalla crema. In un pentolino portare a bollore il latte con la buccia dì limone pulita, togliere dal fuoco e lasciare in infusione il più tempo possibile. Sbattere i tuorli con lo zucchero senza montare eccessivamente il composto, versare a pioggia la maizena setacciata ed amalgamare. Eliminare la buccia di limone, versare un cucchiaio di latte nel composto e mescolare energicamente per temperare le uova (regolare la temperatura di tutti gli ingredienti e ridurre il rischio di  veder comparire dei grumi). Continuando a mescolare versare il resto del latte, mettere sul fuoco e a fiamma bassa cuocere fin quando la crema avrà la giusta consistenza senza mai smettere di mescolare. In mancanza di un termometro da zucchero, due sistemi per controllare la temperatura: la crema deve velare il cucchiaio di legno e immergendo la punta del dito non ci si deve scottare ma avvertire una sensazione di forte calore.  Quando la crema é pronta versarla subito in una ciotola pulita e mescolare. Lasciarla raffreddare qualche minuto e aggiungere il burro temperato a pezzetti. Amalgamare con cura, lisciare con la spatola, coprire con la pellicola alimentare posta direttamente sulla crema e conservare immediatamente in frigorifero.

Procedere con il pan di Spagna. Preriscaldare il forno a 160C. Montare le uova con lo zucchero fino a quando il composto non avrà triplicato il volume. Sono necessari almeno 15 minuti prima che il composto diventi chiaro e molto spumoso e cada dalle fruste come un nastro che si srotola. Aggiungere la farina e la maizena setacciate, un cucchiaio alla volta, senza smontare il composto. Con la spatola sollevare dal fondo (altrimenti la farina resterà tutta li) e continuare ad incorporae la farina. Versare il tutto in uno stampo da 24-26 cm precedentemente imburrato e infarinato. Cuocere 15m. Se al termine della cottura il colore é ancora troppo chiaro lasciarlo in forno spento per qualche minuto. Se la superficie invece dovesse risultasse collosa, prolungare la cottura di 2 minuti al massimo. Lasciar raffreddare completamente.

Assemblare il dolce. Tagliare in pan di Spagna orizzontalmente. Bagnare le due metà con la bagna, senza dimenticare il contorno. Stendere uno strato di crema pasticcera e cospargere di fragoline (io ho dimenticato questo passaggio!). Ricoprire con il secondo disco di pan di Spagna. Aiutandosi con la spatola fredda, stendere uniformemente la glassa. Conservare in frigorifero fino al momento di servire. Generalmente la Scazzetta viene presentata senza alcuna decorazione, io ho usato rose biologiche.

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The Scazzetta cake
Little Greta turned one few days ago. She blew on the candle on June 8 at 6:15 pm, which corresponds to 3:15am of June 9 in Europe, the exact moment she breathed alone. We did not synchronize the watch, it just happened. Her first party was also our first official party in the garden since we moved to San Diego, the one I loved to think about and prepared until the first guests arrived and I just zipped up my dress. Greta is born in Paris, she spent her first summer in Italy and she left for California when her little hands were not able to keep well the passport yet. Someday I need to cook food that to bring the world to me and that’s what happened on Sunday: the birthday cake was a personal version of a regional Italian dessert, la Scazzetta, created in Salerno in 1930 by Alfonso Pantaleone pastry and owner of Pasticceria-Dolceria Pantaleone, in the old part of the city just a few steps from the cathedral of San MatteoScazzetta in the local dialect means the red prelate’s hat.  A sponge cake with lemon custard and a wild strawberry light icing. In Salerno every single restaurant and trattoria would propose on the dessert and liquors menu its own personal Scazzetta‘s version, generally without any other decorations on the top. I do an extra decoration: organic roses in a beautiful lavender shade and an ephemeral rose scent in the syrup. Let me tell you why: my friends and some readers know how much I love to say I have a girl for every season (well, for winter we will see..!), Greta is my spring flower little girl…
la Scazzetta serving 12 
for the Sponge cake: eggs 6, white flour 130g , cornstarch 20g, caster sugar 150g
for the syrup: water 120g, sugar 120g, rose water 1tsp, vanilla beans 1/2
for the custard: whole milk 500g, eggs yolk 4, sugar 100g, lemon peel 1, cornstarch 40g, butter 40g 
for the icing: wild strawberry 250g (+ 200g for the filling), sugar 250g, corn starch 15g, agar agar 20g, lemon juice 1tbsp
Start with the custard: place the milk and the lemon peel in a large saucepan and bring to a soft simmer. In a large bowl, whisk the sugar, eggs and cornstarch until light and fluffy,  take off the lemon peel, gently pour the warm mixture into the egg bowl, first a tiny bit to normalize all the ingredients, whisking continuously and pour all the rest of the mixture. Return the mixture to the saucepan. Continue to whisk on a low heat, until the mixture thickens to a custard. Pour into a bowl and cover with baking paper directly on the  top of mixture. Keep in the fridge until is ready to assemble the cake.
Prepare the syrup:split the pod lengthwise into two halves and with a knife scrape the pod halves and pour in the saucepan with the water and the sugar. Bring to a boil, turn down the heat and simmer until thick and glossy. Leave to cool, pour in the rose water and set aside.
Prepare the Sponge cake:preheat the oven at 160C, grease a cake pan size 24-26cm with butter and dust with flour. Whisk the eggs and the sugar until light and fluffy, it needs about 15-20 minutes. Pour one tbsp at time of the sifted flour with the cornstarch and gently combine with the spatula. Lift up the moisture from the bottom and gentle turn the spatula. When all the flour is incorporated, pour in the cake pan and cook for 15minutes. If the cake is too white, turn off the oven and leave the cake in for 5 minutes.
Cut the cake horizontally, carefully soak both layer with the syrup and spread the custard on the bottom one. Cover with the rest of the strawberry and close with the other layer. Spread the icing, first on the side then on the top.
Keep refrigerated until serve.
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