Dolce di castagne (senza glutine)

Buon anno cari amici, in fondo sono ancora in tempo per brindare con voi (rubo l’abitudine tutta francese di festeggiare il nuovo anno fino alla fine di gennaio, in modo da moltiplicare le coppe di champagne e i desideri da esprimere). Spero che per ciascuno di voi questo  anno bebè sia iniziato gentilmente e che gentilmente avanzerà nei mesi, portandosi dietro una dose di grazia e di generosità verso le persone che amiamo e verso noi stessi. Continua a leggere…

il Natale… e la ghirlanda di meringa

Vigilia di Natale. Sfrutto il tempo, le distanze e il fuso orario che mi allontana dalla maggior parte di voi, così mi sembra di recuperare il ritardo accumulato in queste ore bagnate di una calma un po’ folle. Prima di uscire e di andare incontro al vento che farà ondeggiare i nastri dei pacchi e i capelli, prima di bussare al campanello della casa in cui gli amici ci aspettano, mi guardo intorno e vedo che tutti gli oggetti e le cose che mi dicono “é Natale…” sono a portata di sguardo e di mani. Continua a leggere…

Frollini al cacao e farina di teff

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In cucina abbiamo un campanello, uno di quelli da portineria di hotel, che suoni due volte mentre aspetti il portiere dall’aria assonnata e spazzi via dall’impermeabile gocce di viaggio e di pioggia. Ogni sera, all’ora di cena, tintinna tre volta prima che qualcuno riemerga dalle proprie attività e si decida a venire a tavola.

In questi giorni di attesa natalizia, tra effluvi speziati e nastri di velluto, il campanello tintinna più volte al giorno. Mi basta sfiorarlo che uno degli elfi di Babbo natale, quelli di casa nostra, accorre per costruire biscotti dalle forme diverse. Generalmente, l’elfo dai capelli lunghissimi, é il primo ad arrivare. Fare biscotti mi rende felice, qualunque sia la stagione. Continua a leggere…

Sablés di Natale

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Aspettando il Natale… riempio gli angoli, le scatole, le ciotole e il cuore di un’atmosfera che coccola e avvolge. Lucine, ghirlande ( a breve alcune commestibili… ), candele, rami di abete, rametti di rosmarino, decorazioni che invecchiano con noi e quelle nuove che racconteranno poi del natale 2016. C’é persino spazio per quel tantino di kitsch e per tanto tanto rosso, bandito da casa e dall’armadio per tutto il resto dell’anno. Non saprei fare diversamente, soprattutto non lo vorrei. Sono cresciuta così, mia madre sentiva arrivare le feste ed andar via la stanchezza, “che arrivi pure con il silenzio di gennaio, ci penseremo poi…”. Dicembre: festoso, ingombrante, dorato, brulicante, profumato, generoso, quasi rumoroso. In quale altro momento dell’anno si rientra a casa che é già buio da ore e piuttosto che immaginarsi  (già dall’ultimo semaforo…) sul divano, con il libro tra le mani e il cuscino bien calé dietro la schiena, si ha ancora voglia di pesare gli ingredienti e mettersi ad impastare, di caramellare a fuoco lento e pralinare, di conservare bucce d’arance da candire il giorno dopo, di decorare una foresta di sablés e che gioia se resta ancora della glassa per domani.  Poi, con l’ultimo biscotto vestito a festa e il brillio delle candele, potersi dire “tra poco vado a letto”.

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Stelline alla cannella…

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… e una piccola storia di Dicembre.

C’era una volta una bambina di nome Greta, dalla pelle chiarissima e dagli occhi un po’ tristi.  Sempre più spesso, la bambina dagli occhi tristi, invece di far girotondi e di volare in altalena, rimaneva rannicchiata sul divano con le mani sul pancino dolorante e le gambe magre che penzolavano come piccole lancette di un orologio a cui da tempo avevano dimenticato di dare la carica. La mamma di Greta a volte distoglieva lo sguardo e i pensieri dalla sua bambina e leggeva Calme et Cacao, seguendo  il succedersi di post e di eventi raccontati a ritmo incostante. Le piaceva appuntare alcune ricette che poi avrebbe riprodotto fedelmente o modificato in parte, seguendo il suo gusto e quello della sua bambina dall’appetito di uccellino. Un giorno, un dottore dal nome lunghissimo, togliendo i suoi occhiali dal naso e grattandosi la testa come per cercare le parole adatte, le disse che Greta non avrebbe più potuto mangiare tutto quello che mangiano la maggior parte dei bambini, incluso le caramelle alla liquirizia che amava succhiare guardando il paesaggio allontanarsi velocemente dalla macchina. Rimettendosi gli occhiali, il dottore  spiego’  che da quel momento tutta la famiglia e persino le maestre avrebbe dovuto intraprendere una battaglia per difendere e proteggere Greta da ogni minuscola briciola di glutine. Diversamente, il suo pancino non sarebbe mai guarito, l’orologio sarebbe rimasto come senza carica e il suo corpo di bambina bruco non sarebbe potuto diventare quello di un una bellissima ragazza farfalla. Da quel giorno, la sua mamma, vinta dalla confusione e dal dispiacere, smise di leggere le storie e le ricette di Calme et Cacao: a cosa servivano più quelle pagine in cui le si spiegava come fare piccole brioche dalla granella zuccherina se anche un solo assaggio di quelle paffute merende avrebbero reso la sua bambina malata? Trascorsero gli anni, la mamma di Greta divento’ bravissima a cucinare senza quella proteina cattiva e imparo’ a preparare per la sua bambina soffici torte e gustose e croccanti cotolette. Greta divento’ sempre più sorridente, le sue gambe sempre più forti e i pomeriggi passati sul divano si trasformarono in un ricordo da richiamare alla mente quando la voglia di una golosità da bambini prendeva il sopravvento sulla lista di ingredienti da leggere. Poi un mattino, la mamma di Greta mentre beveva il caffè davanti al computer, saltando di foto in foto per caso ritrovo’ le parole e le immagini di Calme et Cacao. Mentre leggeva si accorgeva che, chissà da quanto tempo, la sua bambina e quella ragazza/signora del blog avevano qualcosa in comune e che quella cucina al di là dello schermo ( che intanto aveva attraversato l’oceano…) avrebbe potuto di nuovo incrociarsi con la sua. Così, fini di bere il suo caffè e mi scrisse una lettera bellissima.

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Cartolina di fine autunno

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Un fermo immagine dal mio tavolo e dalla mia cucina per condividere questa calda luce autunnale e per serbarne il ricordo: come una conserva di luce, anziché di frutta. E poi,  oggi primo giorno di dicembre, vorrei rallentare un po’ il passo prima che inizi la corsa verso il Natale. Prima di cominciare a giocare con i tagliabiscotti  di cristalli di ghiaccio vorrei rivedere le formine di rame a forma di foglia e di casetta e bere ancora il tè con pezzetti di mela e fiori di sambuco prima che gli effluvi di spezie dalla scia natalizia si diffondano dalla teiera alla tazza (alla casa…) Continua a leggere…

la Pecan Pie e i tanti thanks

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Due giorni fa si festeggiava il Thanksgiving.

Le feste e le ricorrenze americane mi hanno sempre sorpresa alquanto distratta, come attraversata da una vena di impassibilità, forse di pigro distacco all’idea di un coinvolgimento mentale e manuale verso date che non fanno parte del mio calendario emotivo. Ormai non bastano più le dita di una mano sola per contare le feste del Ringraziamento che, direttamente o indirettamente, abbiamo vissuto. In ordine cronologico, due trascorse a passeggio in una New York fredda e affollata di lucine, palloni giganti e carri decorati, una in macchina, attraversando senza meta il gelo e il silenzio del New Jersey, tre nell’aria mite della California. Continua a leggere…

Torta speziata alla zucca

 

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“Estate fuori, autunno dentro” ripeto da giorni, mentre sposto le diverse zucche che ho seminato in giro per casa. D’oltreoceano mi arrivano quotidiani bollettini meteo che raccontano di temperature già rigide e cappottini color ocra di stagione, di prime gelate notturne, di rosai potati drasticamente e di gelsomini da proteggere sotto un telo per i prossimi mesi. Io ascolto, passeggio in giardino e intanto manifesto una sottile ma evidente incoerenza:  sospiro invocando il momento in cui potrò finalmente avvolgermi una sciarpa intorno al collo senza sembrare malata e chiudo gli occhi mentre affondo con piacere il naso nelle rose e nei dianthus ancora in fiore.
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Atmosfera Cucina

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Ve lo ricordate quel fracasso di piatti rotti come di cocci sul pavimento e nel cuore?

Ogni giorno azzero il conteggio dei danni, ogni giorno ricalcolo e peso nuovamente, e ogni giorno mi scopro a pensare che quello che ho perso dopo essere stata diagnosticata celiaca, lo sto già recuperando in salute e in scoperte culinarie. A qualcuno tra voi credo di aver già raccontato di collezionare farine e di come a volte ne infili pacchetti anche in valigia. Continua a leggere…

Arrivederci glutine

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La mia cucina, così come  la mia testa e la mia vita, é tutta un fermento.

A suon di Vivaldi ho iniziato a metter ordine, in maniera rigorosa e scientifica, tra le farine e gli altri ospiti della mia dispensa. Non si tratta di pulizie d’autunno, per quelle avrei scelto Satié, né di una infestazione di tarme disgustose, per quelle senz’altro la marcia funebre Op.35 di Chopin. Da pochissimi giorni la signora del cacao ha scoperto di essere affetta da celiachia, senza alcun margine di errore e per sempre lo sarà, dall’inverno all’autunno, anno dopo anno, come le Quattro Stagioni che si susseguono sul mio lettore cd. Continua a leggere…

Madeleines al thé verde

 

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Verde speranza, si dice così vero? Ho colorato e aromatizzato la gobba di queste signorine della pasticceria francese con la polvere di matcha con la non segreta speranza che qualcuno tra voi sia ancora li. Povero c&c, inerme e senza voce.

Come state voi tutti? Me lo sono chiesto tutte le volte che ho acceso il forno, che ho messo ordine tra i pacchi di farina, che ho riposto le ciotole per impastare e che ho gettato le briciole di brioche agli uccellini in giardini. E credetemi, sono state tante. Continua a leggere…

Torta rovesciata di melograno

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…e poi a gennaio, con le lucine spente e le decorazioni natalizie messe vie, aspetteremo un anno prima di riaprire di nuovo quelle scatole che ogni anno ci fanno tornare bambini. Restano brillantini che vengono fuori da chissà dove come una patina natalizia, il camino finalmente acceso senza proteste per non bruciare il grosso pancione di babbo natale né il nero gatto spelacchiato della befana,  il  cioccolato in dispensa, le mandorle pralinate nel barattolo con il nastro rosso che non abbiamo fatto in tempo a regalare e il vassoio di melograni sul tavolino tra la pila di riviste e il divano color melanzana. Ne restano quattro. Gli altri li abbiamo fatti fuori uno ad uno, sgranando semini come desideri mentre quel meraviglioso succo color vino sporcava le dita e il tagliere. Uno é diventato una torta, rovesciata con un’aria da mago per godersi gli ooohhh dei bambini. Che meraviglia!! Continua a leggere…

Crostate d’autunno, con nocciole e prugne rosse

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… e poi succede che si diventa bravi, non fosse altro che per il continuo allenamento, al gioco del riconoscere gli  indizi che svelano i bisogni ancor prima che si manifestino.  Come mamma, cerco di far attenzione ai segnali  che le bambine ed io ci mandiamo senza sosta. Se mi sento irritabile o travolta dalle continue infinite richieste, generalmente significa che ho bisogno un po’ di tempo per me. Se invece una di loro é più irascibile, scontrosa o frignona del solito (e apparentemente senza ragione), questo significa che nell’aria c’é un bisogno di una dose maggiore di attenzione dedicate e” special mamy time”.  I bambini fanno di noi degli esperti e alla fine il gioco diventa parte delle ore che passano e dei giorni che sfilano. Continua a leggere…

Intermezzo sinfonico salato

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L’autunno é arrivato ma fa ancora caldo, un caldo piuttosto umido e insolito per questa parte di mondo dove le persone finiscono con acquisire  una soglia di temperatura diciamo ristretta, definendo hot quando supera i 25° e chilly se scende al di sotto dei 15°. Il cioccolato suda, una patina bianca fiorisce sulla sua superficie che pur non modificandone il sapore ne altera il colore e la bellezza. Preferisco aspettare e intanto riempio la casa di frutta. Continua a leggere…