Lemon bunt cake con scorzette di limone candite

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Un’aria leggera e profumata di limone scuote l’insolita umidità di questi giorni e riempie l’aria proprio adesso, mentre scrivo all’ ombra degli oleandri in giardino. Oggi questo é il mio ufficio e tutto quello che mi occorre é qui vicino a me: il computer sulle gambe, un vecchio lenzuolo a fiori steso sul prato e il solito viavai di coleotteri. A volte penso che dovrei creare un vero angolo di lavoro, il mio, in un qualche angolo o stanza della casa. Uno spazio privato, per scrivere e pensare. Ma in giornate come queste, mi basta l’oleandro.

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La ricetta della torta é la mia base su cui comporre e declinare altre versioni, cambiando aroma, sapore e a volte colore. Tempo fa ne avevo preparato una versione rosa un po’ girly da portare a scuola di Neva, acqua di rosa e perline luccicanti, su IG trovate una foto. Oggi un velo di bianco e delle scorzette di limone candito per … Soffice e semplice, una torta senza pretese ma perfetta come un momento di fine estate.

Oggi sono ospite da Tribù Golosa, un nuovo portale gastronomico, ricco di ricette e di idee da portare in cucina. L’intervista la trovate qui. Grazie a Federica Villani per avermi invitata.

Lemon bundt cake 

Burro 70g, farina 200g, uova 4, zucchero di canna 250g, panna fresca 100g, 2 limoni bio,  scorzette di limone candite 30g, sale 1 pizzico, lievito x dolci 1 cucchiaino.

Pre-riscaldare il forno a 180C.

Far fondere il burro a bagno maria e lasciar raffreddare. Grattugiare la buccia dei limoni e aggiungerla allo zucchero. Setacciare la farina con il lievito e unire il sale. Montare le uova con lo zucchero profumato al limone fino ad ottenere un composto bianco e spumoso, occorrono circa 10 minuti. Aggiungere la panna e amalgamare. Senza mai smetter di mescolare, unire la farina con il lievito,  il burro e infine le scorzette tagliate finemente. Versare nello stampo imburrato e infarinato (io ho usato quello da boundt cake ma una tortiera da 24cm andrà bene lo stesso) e cuocere 10 minuti, abbassare la temperatura a 150 e cuocere altri 30minuti.

Lasciar raffreddare il dolce e intanto preparare la glassa.

Glassa allo zucchero

Zucchero a velo 250g, 1/2 limone, 1 albume.

In una ciotola lavorare con una frusta lo zucchero e l’albume, aggiungere il succo di limone e mescolare. Dovrete ottenere un composto denso e omogeneo, di un bel bianco lucido che ricade a nastro dalla frustra.

Sistemare il cake ormai raffreddato su una griglia e decorarlo con la glassa che lascerete cadere tranquillamente dalla ciotola. La glassa deve essere usata  subito o trasferita in un contenitore a chiusura ermetica.

Lemon Boundt Cake with candied lemons peels

A fresh, light air with lemon scent surrounding me right now, while I’m writing under the oleander trees. Today this is my office and all I need now is nearby: an old florals sheet on the grass, the computer on my legs and the hummingbirds flying around. Sometimes I think I’d like to have a real office in a corner of this big house, a private space for writing and thinking, all for myself. But in days like this, the oleander is enough.

That recipe is my special base to arrange endlessly: I did it few time ago in a pink girly version, with shiny crystal sugar pearls, to bring in Neva’s class: you can look at the picture on my IG. Today a  white cover and a special lemon taste with my candied lemons peels.

Today I’m the special guest of Tribù Golosa, an italian cooking website full of classic and original recipes. You can read the interview here.

Ingredients: butter 70g, all purpose flour  200g, eggs 4, brown sugar  250g, double cream 100g, lemons 2; salt 1 pinch, candied lemon peels 30g, baking powder 1 teaspoon

Directions: preheat the oven at 350f. Melt the butter and set aside. Great the lemons peel and pour it into the sugar. Sift the flower with the baking powder. Whip the eggs with the sugar for at least ten minutes, until light and fluffy then pour in the cream, then the flour with the baking powder and the salt. Mix well, pour in the butter and at least the lemons candied peels cutter in small pieces. Pour the cake mixture into the prepared boundt pan and bake for 10 minutes then pour 30 minutes at 300f. Let it cool and prepare the icing.

For the Icing: powdered  sugar 250 g,  1/2 lemon jus, 1 egg white.

Beat the egg white with the sifted powdered sugar and beat with an electric mixer or with a wooden spoon. Add the lemon juice and beat until combined and smooth. Add more lemon juice or powdered sugar, as needed. Pour the frosting over the top of the cake, allowing it to drip down the sides. The icing needs to be used immediately or transferred to an airtight container.

 

Un cielo rosé

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the english version coming soon

Quando avevo nove anni mi regalarono il libro di Pollyanna, di Eleanor Porter  e da li cominciai la mia prima collana di racconti. La storia di Pollyanna é quella di una bambina orfana e infelice che riusce a costruire intorno a se (ma soprattutto dentro di se) un mondo rosa e gioioso, grazie al gioco della felicità insegantole dal padre.

«Questo è il mio segreto, non lo dire a nessuno» «D’ora in avanti cerca sempre di trovare il lato positivo delle cose tutti i giorni, noi due faremo a gara a chi troverà più cose che lo renderanno lieto nella vita quotidiana. Va bene? Hai capito Pollyanna?» «Prova e vedrai. E poi più la situazione è difficile, più il gioco diventa interessante. E quando ci riesci allora sei veramente felice». 

Io, contrariamente a Pollyanna non ero bravissima a giocarlo, me ne dimenticavo spesso tornando preda di malumori infantili e piccoli drammi.

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Qualche giorno fa, attraversando il cielo che piano piano si tingeva di rosa, insonne in un aereo addormentato, mi é rivenuto in mente pensando che forse chissà, potrei imparare a giocare adesso e soprattutto potrei insegnarlo alle bambine: che la felicità possiamo ritrovarla in tasca, che quella tasca ha la forma della nostra mano e che non sarà mai vuota.

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Dalla mia tasca talvolta mi piace tirar fuori qualcosa di rosa. Rosa come il cielo al tramonto sulla costa della California. Un rosa indefinito, carico di toni e sfumature pastello, lavanda, fragola, pesca, mora, violetta. Un cielo gelato ai frutti rossi dice mia figlia. Un cielo di vino rosé dico io. E quando il sole va giù sembra davvero tuffarsi in un bicchiere di vino rosato, sentori di bacche e di fiori bianchi .

Questo mese sono su Casa Facile, mie le fotografie e le cinque ricette per una merenda d’estate al fresco di un patio, tra cui le profumate pesche al vino rosé. Grazie a Grazia Caruso per l’articolo e per il suo invito, ideato per fotografare una casa parigina e conclusosi su un patio in California. E grazie a Luciana Powell, amica ed artista, per le foto sulla spiaggia.

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Pesche bianche al rosé con fiori di geranio e vaniglia

Pesche bianche bio 12, zucchero 100g, vino rosé 200ml, stecca di vaniglia 1, foglie di geranio limone (Pelargonium crispum)

Per decorare: buccia di un limone e fiori di geranio

Incidere la vaniglia nel senso della lunghezza ed estrarre i semini. In un pentola larga e bassa versare lo zucchero, il vino,  la stecca e i semi di vaniglia. Portare a leggera ebollizione e lasciare fremere per una decina di minuti. Fare raffreddare e mettere da parte. Intanto, scottare le pesche in acqua bollente per un paio di minuti, pelarle e tagliarle a metà. Eliminare il nocciolo e disporle lato piatto sul fondo, nella pentola con il vino sciroppato. Cuocere per 10-15minuti. Conservare in frigo fino al momento di servire.

 Disporre le pesche in un piatto di portata, coprirle con lo sciroppo di vino,  decorare con la stecca di vaniglia, la buccia del limone grattugiata e qualche fiorellino di geranio limone. peachrose_3

il Presniz, il vino e le rose

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Da Salerno e il turchese della costiera Amalfitana, alle verdi terre friulane. Attraversiamo villaggi e paesi, lasciamo l’autostrada e scegliamo strade provinciali, ritroviamo nomi della storia italiana, il paesaggio che si scopre e si nasconde dietro ai tergicristalli carichi di pioggia. Viaggiare così, fino alla prossima tappa, un campo di girasoli per giocare a nascondino, paesaggi campestri, vigneti, vecchie fattorie,  piccoli orti e giardini di campagna. Scenari perfetti per lasciar correre la mente, per divagare, per immaginare di vivere altre vite, per scrivere altre storie, fantasticare su nuovi inizi e progettare infinite strade da prendere. Senza tempo, senza orari, pranziamo alle tre del pomeriggio e ceniamo alle dieci di sera con enormi, cremosi gelati. Vogliamo solo dimenticare il tempo e seguire questo flusso di pensieri. Lo chiamiamo vento d’estate ed é già nostro amico.

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Alcuni luoghi mi sono già rimasti nel cuore. L’Abbazia di Rosazzo, terrazza incantata sospesa sulle terre friulane, tra colline e vigneti, luogo di silenzio e di pace sognante. Il giardino, incantevole collezione di rose antiche e moderne, alcune preziose come la rosa Gallica Damascena, altre selvatiche come la rosa di Rosazzo, considerata estinta e poi ritrovata in Francia nel giardino di casa di emigrati friulani che l’avevano piantata nel 1925. Una vecchia targa ne racconta la storia. 

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Il sentiero delle rose fa da cornice poetica e profumata alla terra del vino di Livio Felluga, Abbazia di Rosazzo, un bianco setoso e complesso. Ne abbiamo comprato una cassa nella bella osteria Terra e Vini tra il caffè e i racconti di questa terra e dei suoi frutti. Vino e rose, cosa potrei desiderare di più?

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Ljubljana, la perla slovena, una piccola Praga da attraversare a piedi come abbiamo fatto noi o in barca come avrebbero voluto fare le bambine se non ci fosse stata la pioggia. E poi Trieste, da cui vi scrivo adesso, per qualche settimana casa da cui partire e ritornare. Passeggiare per questa città così sobria ed elegante per ritrovare le atmosfere descritte da Joyce, Saba, Svevo.

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Avara di monumenti e ricca di suggestioni, Trieste, città di vecchie librerie, di antiquari, di caffè storici come il caffè Tommaseo in stile asburgico, il caffè San Marco in stile viennese.  Due tra le pasticcerie più belle mi hanno colta senza macchina fotografica, la Bomboniera e Pirona: come molte farmacie, hanno conservato gli arredi originali d’epoca, i banchi di legno lucido, i vetri decorati in stile Liberty e le pinze d’argento per riempire i vassoi.

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Quando viaggio, quando leggo il menu seduta in un nuovo ristorante vorrei poter ordinare minuscole porzioni di piatti e sapori sconosciuti, cenare di assaggi in assaggi, dall’antipasto al dolce. Ho sbirciato in tutte le pasticcerie che abbiamo incrociato, incuriosita da una tradizione pasticcerà ricche di influenze austriache, slave e ungheresi: i krapfen e gli strudeltorta sacher, la pinza, i dobos, i rogojanci e il presnitz, il dolce di Sissi, di cui vi lascio la ricetta assieme a qualche cartolina di viaggio. Altre le trovate sul mio profilo Instagram. Il Presniz, dolce di origine austro-ungarica,  creato nel 1832 in onore della principessa Sissi in visita a Trieste. Per l’occasione in tutta la città vennero organizzati concorsi d’arte e di gastronomia e si racconta che in una pasticceria del centro apparve in vetrina questo dolce a forma ad anello con la scritta “se giri il mondo ritorna qui”. Vinse il premio principessa Preis Prinzessin e fu ribattezzato dai triestini Presniz, diventando simbolo di festa e di tradizione. Nonostante faccia parte delle tradizione dolciaria tradizione natalizia, a me é venuto voglia di assaggiarlo in una fresca giornata di luglio. Un morbido marzapane ripieno di uvetta, pinoli, canditi, avvolto in pasta sfoglia sottilissima leggermente zuccherata. Da mangiare secondo me a piccolissime dosi, quasi un assaggio, dopo il caffè o un bicchierino di liquore.

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Presniz

ricetta tratta da Mangiare Triestino di Mady Fast

Ingredienti: pasta sfoglia, noci sgusciate 500g, zucchero 500g, biscotti grattugiati 500g, mieli e 200g, cedrini 200g, pinoli 200g, uva passa 200g, marsala o liquore all’arancia 1 bicchierino,  cioccolato grattugiato 100g, uova 2, buccia grattugiata di limone e di arancio.

Mettere a bagno l’uvetta nel liquore, grattugiare i biscotti, il cioccolato, la buccia di limone e di arancio. Tritare le noci. Impastare il tutto, aggiungere lo zucchero, le uova e il miele leggermente riscaldato. Zuccherare la pasta sfoglia e dividerla in cinque parti. Stendere la pasta sfoglia, formare con il ripieno cinque salsicciotti e avvolgere ognuno di essi nelle sfoglie facendoli aderire bene alla pasta. Sistemare i presniz formando una chiocciola e spennellarne la superficie prima con dell’acqua poi con il tuorlo d’uovo leggermente sbattuto. Cuocere in forno preriscaldato a 180c per circa 25m. Il presniz puo’ essere conservato a lungo ben protetto in un luogo fresco e asciutto.

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Frittelle calde, tra cielo e mare

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Da qualche giorno, le bambine ed io siamo arrivate in Italia. Il décalage orario ci trattiene in una sensazione dolcemente distaccata e ovattata, come se stessimo ancora volando. Alle cinque del mattino su questa terrazza sospesa mi sento come approdata su terra dopo molte ore trascorse in mare, ancora la sensazione di ondeggio nella testa e nelle gambe. La Costiera Cilentana sullo sfondo avvolta di alba e di rosa, le colline salernitane alle mie spalle e questo passeggiare tra fiori e piante così rigogliose nonostante crescano in vaso, in un lussureggiante schiudersi di colori e odori, ogni volta mi fa sentire in pace, ogni volta mi fa venire fame, voglia di colazione italiana, di cappuccino cremoso e di cornetto sfogliato.

Ai croissants francesi preferisco i cornetti italiani, quelli di Roma sono i miei preferiti, piccoli dalla sfoglia caramellata che puoi spezzare senza che vada in frantumi, il burro che avvolge senza invadere, un velo di zucchero, la schiena appoggiata allo schienale della sedia e il giornale che aspetta vicino.

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Ho preparato le frittelle calde con mia nonna, le ho fatto da assistente, guardando le sue bellissime mani, nodose ed esperte scomparire e riapparire nell’impasto. Rese morbide dalle patate e profumate dalla buccia di limone, spolverate di zucchero e mangiate calde. La mia idea di paradiso, somiglia proprio a questo: al rosa dell’alba vista da qui e alle frittelle calde profumate di limone.

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Frittelle dolci con patate profumate al limone

Farina 500g, uovo 1, patate 2, lievito 25g, burro 50g, estratto naturale di vaniglia 1 cucchiaio, limone 1 buccia grattugiata,  latte 150g, sale 1 pizzico, olio per friggere, zucchero per decorare

Lessare le patate e schiacciarle con la forchetta. Farle raffreddare e mettere da parte. Riscaldare il latte e sciogliervi il lievito. In una ciotola capiente versare metà della farina, il lievito sciolto nel latte, la buccia di limone, la vaniglia, il sale e il burro. Amalgamare e incorporare gradualmente l’altra metà della farina. Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio, coprire con un panno di lino pulito e far lievitare in un luogo riparato per un paio d’ore. Quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume, formare dei cilindri e chiuderne le estremità. Immergere le frittelle in olio bollente per pochi secondi e passarle in una ciotola con lo zucchero. Servire subito.

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Sweet Frittelle with lemon scent

Since few days, the girls and me arrived in southern Italy. Thanks to the jet-leg, we linge in a cocoon, a soft sensation to be still flying. At 5 am I am enjoying the amazing view  from my parents terrace, hang between the sea and the sky. The Cilento coast on the background, the hills of Salerno at my side, and all these plants and flowers, an awesome blooming and scent. All this make me peaceful and hungry, what I want right now is an italian breakfast, a creamy cappuccino and a cornetto (italian croissant). I always preferred the italian cornetto to the french croissant, the more delicate puffy pastry and the tiny bit caramelized crust, filled with custard or fruits marmalade make it a perfect breakfast choice.
With my grandmother, I prepared the sweet frittelle, an italian vintage fritters pastry made with potatoes, vanilla and lemon zest. Popular during the italian Carnival, the frittelle are  golden and puffy, served warm and sprinkled with caster sugar. I loved to help my grandma and see her beautiful old hands appear and disappear in the dough.
My idea of heaven is this: the pink sunrise watched by here and the home-made warm frittelle in the first morning of our italian summer vacations.
Ingredients (serves 6-8)

White flour 500g, egg 1, potatos 2, butter 50g, baking powder 1 + 1/2 tbsp, vanilla extract 1 tbsp, lemon zeste 1,  full cream milk 150g, salt 1/4 tsp, oil for frying, sugar to sprinkle on the frittelle

Bring the potatos to boil and cook until tender. Mash the potatos with a potato masher or a large spoon. In a large bowl pour the half of the flour and all the other ingredient and start to knead, meanwhile combine the rest of the flour and knead until the dough will be soft and silky. Cover with a clean cover and leave to rest at room temperature for up to two hours. On a floured board, roll the dough and cut into cylindrical pieces, then cross the far ends. Heat the oil in a large pan, and drop in the frittelle, turn them once and fry as soon as they are golden and puff up. Remove from oil and drain on paper towels. Sprinkle sugar and serve immediately. 

la Scazzetta

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Piccola Greta ha compiuto un anno. Ha spento la candelina alle 18:15 dell’otto giugno che con le dovute 9 ore di fuso orario diventano le 3:15 del mattino del 9 giugno, momento esatto in cui ha respirato da sola. Non abbiamo sincronizzato gli orologi, é buffo ma é andata proprio così. La sua prima festa é stata anche per noi la prima vera festa in giardino, di quelle che hai amato pensare e preparare, andando a dormire più tardi la sera e svegliandosi con quel pensiero in testa e poi via, così fin quando non arrivano i primi ospiti e hai appena tirato su la lampo del vestito.

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Greta é nata a Parigi, ha trascorso la sua prima estate in Italia ed é partita per la California quando le sue manine ancora non riuscivano a tenere ben bene il passaporto. A volte, quando i sentimenti si infilano tra i barattoli della dispensa e il piano di lavoro, sento il bisogno di cucinare cibi che possano portare il mondo più vicino a me. Domenica é stato così. La torta di compleanno dopo un buffet di dolci italiani e bollicine francesi, la mia versione di un dolce di origine salernitana, la Scazzetta, il cui nome  in dialetto salernitano indica il copricapo rosso scarlatto degli alti prelati. Pan di Spagna, crema al limone e una leggerissima glassa di fragoline di bosco. Fu creata nel 1930 nella pasticceria Pantaleone, nel centro storico della città a due passi dal duomo di San Matteo. Ogni ristorante o trattoria salernitana tra i menu di dolci e la lista di liquori, vi offrirà e vi consiglierà la sua propria versione, più o meno sferica. Generalmente la scazzetta viene servita senza nessuna decorazione, io ho usato alcune rose biologiche, un colore indefinito tra il lavanda e il rosa antico e aggiunto un effimero aroma di rosa alla bagna: chi mi conosce sa quanto ami l’idea di aver avuto una bambina per ogni stagione ( per l’inverno si vedrà!) e Greta é la mia bambina di primavera, piccolo fiore che cresce.

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Scazzetta del vescovo per 12 persone

per il pan di Spagna: uova 6, farina 130g, maizena 20g, zucchero 150g.

per la bagna: acqua 120g, zucchero 120g, acqua di rose 1 cucchiaio, vaniglia 1/2 baccello

per la crema: latte fresco intero 500g, tuori d’uovo 4, zucchero 100g, maizena 40g, burro 40g, scorza di limone 1. 

per la glassa: fragoline di bosco 250g, zucchero 250g, amido di mais 15g, succo di limone 1 cucchiaio, agar agar 20g.

Tutti gli ingredienti devono essere a temperatura ambiente, eccetto per il latte. Cominciare dalla crema. In un pentolino portare a bollore il latte con la buccia dì limone pulita, togliere dal fuoco e lasciare in infusione il più tempo possibile. Sbattere i tuorli con lo zucchero senza montare eccessivamente il composto, versare a pioggia la maizena setacciata ed amalgamare. Eliminare la buccia di limone, versare un cucchiaio di latte nel composto e mescolare energicamente per temperare le uova (regolare la temperatura di tutti gli ingredienti e ridurre il rischio di  veder comparire dei grumi). Continuando a mescolare versare il resto del latte, mettere sul fuoco e a fiamma bassa cuocere fin quando la crema avrà la giusta consistenza senza mai smettere di mescolare. In mancanza di un termometro da zucchero, due sistemi per controllare la temperatura: la crema deve velare il cucchiaio di legno e immergendo la punta del dito non ci si deve scottare ma avvertire una sensazione di forte calore.  Quando la crema é pronta versarla subito in una ciotola pulita e mescolare. Lasciarla raffreddare qualche minuto e aggiungere il burro temperato a pezzetti. Amalgamare con cura, lisciare con la spatola, coprire con la pellicola alimentare posta direttamente sulla crema e conservare immediatamente in frigorifero.

Procedere con il pan di Spagna. Preriscaldare il forno a 160C. Montare le uova con lo zucchero fino a quando il composto non avrà triplicato il volume. Sono necessari almeno 15 minuti prima che il composto diventi chiaro e molto spumoso e cada dalle fruste come un nastro che si srotola. Aggiungere la farina e la maizena setacciate, un cucchiaio alla volta, senza smontare il composto. Con la spatola sollevare dal fondo (altrimenti la farina resterà tutta li) e continuare ad incorporae la farina. Versare il tutto in uno stampo da 24-26 cm precedentemente imburrato e infarinato. Cuocere 15m. Se al termine della cottura il colore é ancora troppo chiaro lasciarlo in forno spento per qualche minuto. Se la superficie invece dovesse risultasse collosa, prolungare la cottura di 2 minuti al massimo. Lasciar raffreddare completamente.

Assemblare il dolce. Tagliare in pan di Spagna orizzontalmente. Bagnare le due metà con la bagna, senza dimenticare il contorno. Stendere uno strato di crema pasticcera e cospargere di fragoline (io ho dimenticato questo passaggio!). Ricoprire con il secondo disco di pan di Spagna. Aiutandosi con la spatola fredda, stendere uniformemente la glassa. Conservare in frigorifero fino al momento di servire. Generalmente la Scazzetta viene presentata senza alcuna decorazione, io ho usato rose biologiche.

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The Scazzetta cake
Little Greta turned one few days ago. She blew on the candle on June 8 at 6:15 pm, which corresponds to 3:15am of June 9 in Europe, the exact moment she breathed alone. We did not synchronize the watch, it just happened. Her first party was also our first official party in the garden since we moved to San Diego, the one I loved to think about and prepared until the first guests arrived and I just zipped up my dress. Greta is born in Paris, she spent her first summer in Italy and she left for California when her little hands were not able to keep well the passport yet. Someday I need to cook food that to bring the world to me and that’s what happened on Sunday: the birthday cake was a personal version of a regional Italian dessert, la Scazzetta, created in Salerno in 1930 by Alfonso Pantaleone pastry and owner of Pasticceria-Dolceria Pantaleone, in the old part of the city just a few steps from the cathedral of San MatteoScazzetta in the local dialect means the red prelate’s hat.  A sponge cake with lemon custard and a wild strawberry light icing. In Salerno every single restaurant and trattoria would propose on the dessert and liquors menu its own personal Scazzetta‘s version, generally without any other decorations on the top. I do an extra decoration: organic roses in a beautiful lavender shade and an ephemeral rose scent in the syrup. Let me tell you why: my friends and some readers know how much I love to say I have a girl for every season (well, for winter we will see..!), Greta is my spring flower little girl…
la Scazzetta serving 12 
for the Sponge cake: eggs 6, white flour 130g , cornstarch 20g, caster sugar 150g
for the syrup: water 120g, sugar 120g, rose water 1tsp, vanilla beans 1/2
for the custard: whole milk 500g, eggs yolk 4, sugar 100g, lemon peel 1, cornstarch 40g, butter 40g 
for the icing: wild strawberry 250g (+ 200g for the filling), sugar 250g, corn starch 15g, agar agar 20g, lemon juice 1tbsp
Start with the custard: place the milk and the lemon peel in a large saucepan and bring to a soft simmer. In a large bowl, whisk the sugar, eggs and cornstarch until light and fluffy,  take off the lemon peel, gently pour the warm mixture into the egg bowl, first a tiny bit to normalize all the ingredients, whisking continuously and pour all the rest of the mixture. Return the mixture to the saucepan. Continue to whisk on a low heat, until the mixture thickens to a custard. Pour into a bowl and cover with baking paper directly on the  top of mixture. Keep in the fridge until is ready to assemble the cake.
Prepare the syrup:split the pod lengthwise into two halves and with a knife scrape the pod halves and pour in the saucepan with the water and the sugar. Bring to a boil, turn down the heat and simmer until thick and glossy. Leave to cool, pour in the rose water and set aside.
Prepare the Sponge cake:preheat the oven at 160C, grease a cake pan size 24-26cm with butter and dust with flour. Whisk the eggs and the sugar until light and fluffy, it needs about 15-20 minutes. Pour one tbsp at time of the sifted flour with the cornstarch and gently combine with the spatula. Lift up the moisture from the bottom and gentle turn the spatula. When all the flour is incorporated, pour in the cake pan and cook for 15minutes. If the cake is too white, turn off the oven and leave the cake in for 5 minutes.
Cut the cake horizontally, carefully soak both layer with the syrup and spread the custard on the bottom one. Cover with the rest of the strawberry and close with the other layer. Spread the icing, first on the side then on the top.
Keep refrigerated until serve.
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Blackberries crumble with a ginger blow

 

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Qualche giorno fa, in fila al supermercato mentre Greta seduta nel carrello faisait du charme alle signore dietro di noi, riflettevo al potere e all’influenza che i colori hanno su di noi, su di me. Nel carrello, il rosso delle fragole e dei pomodori, il giallo delle spighe di grano, il nero porpora del vino. Come succede che un colore, smetta di essere tale per restare impigliato, attorcigliato ad un qualcosa, ad un oggetto, ad un ricordo? Il rosso é per me indissolubilmente legato al Palloncino rosso, il cortometraggio di Albert Lamorisse e alle immagini del palloncino e del bambino a spasso per una Parigi di fine anni 50; il giallo é il pelo ovattato di Calippo, un anatroccolo che da bambina avevo adottato ad una fiera del Crocifisso, per due giorni mi aveva seguito passo passo come solo un anatroccolo saprebbe fare, per due notti aveva dormito accovacciato tra il mio collo e i miei capelli per poi morire così, con uno sguardo triste negli occhi. Il color argento sono i lunghissimi capelli della mia bisnonna siciliana, li nascondeva per pudore in uno stretto chignon dalle cento forcine, li svelava per qualche minuto per pettinarli prima di andare a letto e in quei pochi minuti a me sembrava diventasse una bambina proprio come me, pronta a girarsi e a dirmi giochiamo?. Il nero porpora sono le more e i mirtilli raccolti ad agosto in montagna, il cestino di vimini, le braccia graffiate dai rovi e il vestito macchiato. Anche Eloise ha macchiato così tanti vestiti con le sue piccole dita golose, e quelle macchie li non vanno via, diventano parte del tessuto, del vestito.

In giardino abbiamo piantato more e fragoline di bosco. Entrambe in vaso. Le prime perché sono infestanti, le seconde perché potrebbero essere infestate dalle altre piante e soffocare. Cominciano a dare i primi timidi frutti, ma per adesso continuiamo a comprarli e a sostenere coltivatori locali.

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Abbiamo acceso il barbecue, quello a legna, per la prima volta. L’odore dell’agnello marinato con la menta e quello dolciastro delle pannocchie hanno avvolto l’aria della sera e le chiacchiere tra amici. Avevo voglia di un dessert semplice, di frutta rossa e di zucchero scuro. L’estate é dietro l’angolo, me lo ha sussurrato nell’orecchio mentre nessuno guardava.

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Crumble di more e un soffio di zenzero

Ingredienti x 6-8 persone

Per il crumble : farina integrale * 150 g, farina di mandorle* 150g, zucchero di canna*  75g, burro freddo non salato 150g, 1 pizzico di sale, 1 cucchaio di zenzero grattugiato fresco

Per il ripieno: more 350g, zucchero di canna50g, 1 cucchiaio di zenzero grattugiato fresco.

In un  pentolino, cuocere a fiamma bassa le more, lo zucchero e lo zenzero. Lasciar caramellare dolcemente per qualche minuto e far raffreddare. In una ciotola, unire le due farine, il burro freddo a pezzetti, il sale e lo zucchero: lavorare velocemente con la punta delle dita per sbriciolare l’impasto. In un piatto da forno leggermente imburrato, versare la frutta, grattugiare con lo zenzero e coprire con la pasta del crumble. Infornare a 175C per circa venti minuti. Servire con crème fraiche o un cucchiaio di mascarpone leggermente montato .

* biologico di preferenza

Blackberries crumble with a ginger blow

A few days ago, I was in line at the supermarket and while Greta faisait du charme  with the ladies behind us I was thinking about the power and the effect of colors on us, on me. In my shopping cart I could see the red color of the strawberries and of the tomatoes, the yellow of the ears of wheat, the purple black of the wine.

How does it happen that a color, stops being what it is and remains entangled, twisted to something, to an object, to a memory? The red is for me inextricably linked to the Red Balloon, an Albert Lamorisse’s short film and to the images of the balloon and the baby for a walk in Paris in the late 50s; the yellow is the muffled hair of Calippo, a duckling I adopted when I was a child in a fair of the ‘Crocifisso’. For two days he followed me step by step, just like a duckling could do. He slept for two nights crouched between my neck and my hair and died in that position, with a sad look in his eyes. The silver color reminds me of my Sicilian great-grandmother ‘s long hair. She used to hide it for modesty in a tight bun with a hundred hairpins, and to show and comb it only a few minutes before going to bed. In those few minutes she became again a little girl, just like me, ready to turn around and tell me “shall we play?” The purple black reminds me of the blackberries and blueberries harvested in August in the mountains, of the wicker basket, of the arms scratched by brambles and spotted dresses. Even Eloise has stained so many clothes with her greedy little fingers, and those stains will not go away, they become part of the fabric of the dress.

In the garden we planted blackberries and wild strawberries. Both in a pot. The former because they are weeds, the latter because they could be infested by other plants and suffocate. They start giving the first timid fruit, but for now we continue to buy them and support local farmers

 We turned on the grill, in one with the wood, for the first time. The smell of lamb marinated with mint and the sweetness of the corn on the cob wrapped the evening air and the chatter among friends. I wanted a simple dessert, red fruit and brown sugar. Summer is around the corner, it whispered in my ear while no one was looking.

Ingredients: serving 6-8

For the crumble: whole flour 150g, almond meal 150g, brown sugar 75g, unsalted cold butter 150g, ginger 1tbsp, salt 1 pinch

For the filling: blackberries 350g, brown sugar 50g, ginger 1tbs

Pre-heat the oven at 175C. In a pan cook the blackberries with the sugar and the grated ginger. Let caramelize for few minutes and set aside. In a bowl, mix  flours, cutted butter, salt and sugar. Whisk and knead with the fingers. Butter an oven pan and pour in the blackberries and the grated tiger, cover with the crumble, sprinkle with brown sugar and cook for 20 minutes. Serve with mascarpone cream or crème fraiche.

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Snowball Pavlova

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“Hunted by the need of dance”, Anna Pavlova

The Pavlova has a special place in that part of my heart where sweet food is hidden. The preparation of the Pavlova is a perfect, relaxing pleasure, it is like seating in an armchair enjoying the snow falling, where the snow has the form of fluffy, white eggs that slowly become stiff and shine like satin. Working to give the meringue its classic form with the slight depression at the center, a pocket to be filled with whipped cream, is like playing and building a snowman, the hands full of fluffy white surrended at the spatula movement. The slowly baking and the easy decoration is an indulge with asmooth, soft and relaxing moment. Did I tell you about my fascination for things with women’s name? Flowers, rivers (my daughter Neva has the name of a river), ships and desserts. Anna Pavlova was a Russian dancer, born in Saint Petersbourg who lived between the end of the 19th and the beginning of the 20th century. Shewas hunted by the desire to dance when she was nine years old and quickly became a first dancer in the most important theaters of the world. Her interpretation of Odette in the Swan lake was her most famous ballet, she had a swan and  “Get my Swan costume ready” her last word before her death. I love watching this beautiful video and I’m writing the post listening to Tchaikovsky music. In this history, there are all the ingredients to seduce me: a fragile and intense woman, Russia, the music, the theaters and the stage costumes, but if behind the history there is a recipe, a pastry recipe above all, I am totally captivated, sous le charme. 

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The origin of the dessert are confer to Herbert Sachse, chef patissier (pastry chef) of Hotel Esplanade in Australia. Speaking of the dessert, he said “it is as  light as Pavlova”, guest of the Hotel during a tour in Australia in the 1929. The meringue, lightly crispy outside should to flake under the palate just before to be reached by the chew consistence of the interior. Filled with whipped cream, I prefer it without sugar, and berries with a sour note to contrast the sweetness. Generally I like to use passion fruit, but that time I used strawberry and a coulis of rhubarb.

And, speaking of white and lightness, the viburnum snowball looks exactly like a meringue. Big rounded flowers, a chartreuse color while blossoming which becomes pure white later. They can fill up a garden corner but are also perfect to be cut and kept in a vase. A few days later the snowball melts in a little shower of tiny flowers, like kid’s drawings.

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  Strawberry  Pavlova with rhubarb coulis

Ingredients:  egg whites 4, caster sugar 230g, cornstarch 2tsp, white vinegar 1tsp. Filling: heavy whipping cream 40cl, strawberry 1 handful, rhubarb 200g, caster sugar 50g, water 100g.

 First prepare the coulis: wash and cut the rhubarb, then put it in a pan with the sugar and the water. Cook for ten minutes, let it cool, whisk it and set aside.
To make the meringue, Preheat oven to 175C. Whip egg whites to soft peaks, add the sugar one spoon a time until stiff peaks form. Fold down the vinegar and the sifted cornstarch (I use the maizena) until well blended, his usually takes about 10-15 minutes. You should have a shiny white, like the satin. With the help of two large slotted spoons, spoon the egg whites onto the parchment-lined baking tray,  make a small well in the middle for the filling. Turn heat down to 100C and bake for about 1 1/2 hours. At the end, leave the meringue in the oven to cool completely. Before to serve, whip the cream until soft peaks form. Fill the meringue with cream, and spoon the rhubarb coulis at the top.

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“Inseguita dal bisogno di dansare”, Anna Pavlova.
La Pavlova ha un posto davvero speciale in quella parte di cuore dove si nasconde il mio amore per i dolci. La sua preparazione é un piacere assoluto, distensivo, é come starsene seduta in poltrona e vedere la neve cadere, dove la neve ha la forma di albumi spumosi che pian piano prendono e consistenza fino a raggiungere la compattezza desiderata. Darle la forma classica con la tasca centrale da riempire poi con la panna, é come giocare a creare un pupazzo di neve, tutto quel bianco tra le mani che si stende e si arrende al movimento della spatola. La cottura lenta e la decorazione facile fanno indugiare in un stato soft, morbido e rilassato.

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Forse altre volte vi ho parlato del mio amore per le cose che portano nomi di donna, come i fiori, i fiumi (mia figlia Neva ha il nome di un fiume), le navi, i dolci. Anna Pavlova era una bellerina russa, vissuta tra la fine del 19 esimo secolo e l’inizio del 20esimo. Nata a San Pietrosburgo, catturata dal desiderio di danzare a nove anni, prima ballerina nei teatri più importanti di tutto il mondo. Odette nel Lago dei cigni fu la sua interpretazione più famosa, aveva un cigno e “Get my swan costume ready”,  le sue ultime parole prima di morire.

In questa storia ci sono già tutti gli elementi e gli ingredienti per affascinarmi, una donna intensa e fragile, la Russia, i teatri, i costumi di scena, le musiche, ma se alla fine, dietro al sipario, c’é anche una ricetta, di un dessert per giunta, allora sono perdutamente sedotta, sous le charme. Le origini del dolce sono attribuite allo chef Herbert Sachse, chef patissier dell’Hotel Esplanade in Australia che affermo “it is as light as Pavlova“, ospite dell’Hotel durante un tour in Australia nel 1929.

La meringa, leggermente croccante fuori, deve rompersi sotto al palato subito prima di essere raggiunti dalla gommosa sofficità dell’interno. Farcita con panna fresca montata, io la preferisco non zuccherata, con frutta rossa e una nota acidula per contrastare tutta la dolcezza. Generalmente mi piace usare il passion fruit, questa volta fragole e un coulis di rabarbaro.

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Spumosi e leggeri sono anche i fiori di Snowball Viburnum (Viburnum macrocephalum), dai grossi fiori tondi. Appena fioriti hanno un effimero verde pallido, chartreuse, che pian piano va trasformandosi in un bianco puro. Riempiono un angolo di giardino e sono perfetti anche come fiori da recidere e tenere in vaso. Dopo qualche giorno, la palla di neve si scioglie e il tavolo o il terreno si ricopre di una delicata pioggia di petali simili a minuscoli fiorellini, come quelli dei disegni dei bambini.

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Pavlova con fragole e coulis di rabarbaro

Ingredienti:  albumi 4, zucchero 230g, maizena 2 cucchiaini, aceto bianco 1cucchiaino. Panna fresca 40cl, fragole 1 grossa manciata, rabarbaro 200g, zucchero 50g, acqua 100g.

Preparare il coulis: pulire e tagliare il rabarbaro a pezzetti, cuocere a fiamma bassa con l’acqua e i 50g di zucchero per una decina di minuti. Lasciar raffreddare, frullare e mettere da parte. Preriscaldare il forno a 180C. Preparare la meringa: montare gli albumi, aumentando pian piano la velocità. Quando cominciano a formare una vistosa schiuma bianca, aggiungere lo zucchero, un cucchiaio per volta. Sono necessari 10-15 minuti prima che raggiungano la consistenza perfetta. Se usate le fruste a mano cercate di tenerle il più dritto possibile. Quando la meringa sarà lucida e brillante e avrà formato il becco alla punta, aggiungere la maizena setacciata e l’aceto. Amalgamare. Su una teglia da dolci rivestita di carta forno, versare la meringa. Aiutarsi con due cucchiai grandi per dare forma al dolce: formare le pareti alte e il cratere al centro. Infornare e abbassare la temperatura a 100C. Cuocere un’ora e venti e lasciar raffreddare e asciugare la meringa a forno spento per almeno un paio d’ore.

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Soffici al caffè e altri morbidi profumi

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At home we make coffee with a moka pot. I confess I was tempted by a new coffee machine with coffee pod, more speedy and glamour, but at the end we are attached to our moka, such an evocative object with the odd form and the old, comfy coat. I think memory loves this kind of objects, they help it to keep the past in the daily life. When I am in Salerno, the city where I grew up and where my parents live, I love during a morning walk having one or two pit-stops in coffee shops and drink a little coffee: meanwhile, the barman talks and talks, the girls work for the chips on the counter, the local newspapers announce the movies and theaters news to give some ideas for the night programs. There is no other place in the world where I feel at home and at vacation at the same time.

In the wild, excited morning time, preparing the girls for school and the house for the new day, coffee is never enough. But, sometimes, I wake up earlier and have a quiet time walking in the garden, drinking my espresso: I feel like a bird on a big tree. Those mornings I keep aside a little coffee cup to make the soft cocoa cookies, the perfect pair with the next morning coffees. Very easy to make, a nice combinations between the light spicy coffee’s aroma and the rounded of the almonds. Just pay attention to not overcook them, the beauty is in the inside softness, a sweet wake up for the mouth.

Soft coffee and cocoa cookies 

Ingredients: espresso cofee 1/2 cup, almond flour 50g, white flour 120g, baking powder 1/2 tsp, butter 50g, unsweetened  cocoa powder 20g, egg white 2, salt 1 pinch, almond extract 1 tsp.

Combine and sift flours and baking powder, add cocoa, sugar and salt. Add melted butter (must be cold), eggs whites, almond extract and coffee. Mix until well combined. Line baking sheets with parchment paper and scoop cookie dough on it, about 2 inches apart. Keep in the fridge for about 2 hours. Pre-heat the oven at 175C and bake for 12minutes. Cookies must be soft in the center. Cool slightly on baking sheet before transferring to a wire rack to cool completely.

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A casa nostra il caffè si fa con la moka. Confesso di aver avuto qualche tentazione per una macchinetta da espresso con le cialde, sicuramente più glamour e veloce, alla fine pero’ restiamo affezionati a questo oggetto così ‘ evocativo, dalla forma  bizzarra, dalla patina autentica.  La memoria vuol bene ad oggetti come questi, la rinforzano e le facilitano il compito. Quando sono a Salerno, al mattino mi piace puntellare il mio percorso con una o due soste nei bar, ordinare un caffè, berlo al bancone tra il barista  chiacchierone, le bambine che puntano i pacchetti di patatine nell’espositore e il giornale della cronaca locale. Esiste un solo luogo dove io possa sentirmi a casa e in vacanza nello stesso momento.

Al mattino, nelle frenetiche preparazioni  per la scuola e il giorno che inizia, il caffè non é mai abbastanza. Qualche volta mi sveglio prima del solito e bevo il mio espresso in un  raro e prezioso momento di  pace mattutina. Mi sento un uccello su un ramo e dai rami non si vorrebbe mai ridiscendere, chi é salito su un albero lo sa. In queste mattine mi piace conservare una tazzina di caffè e preparare i biscotti soffici, con i quali berrò i caffè concitati dei giorni a venire. Sono facilissimi e veloci co un leggero aroma di mandorla che confonde e distoglie solo per un attimo da quello del caffè. La ricetta, scovata su Pinterest, é di Virginia del blog Zucchero e Zenzero. Volevo un gusto più rotondo senza nessuna croccantezza, nessuna spigolosità; così ho eliminato le mandorle tritate sostituendole con farina e estratto naturale.

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E divagando ancora, qualche giorno fa sono stata sorpresa da un odore che mi ha tenuta in piedi immobile,  stupita e commossa. Al piano terra, c’é un armadio ricavato dai precedenti proprietari nel muro tra lo studio e la lavanderia, così strategicamente vicino alla family room che lo abbiamo consacrato ai giochi che le bambine amano fare vicino ai grandi. Chissà poi perché ai bambini piace tanto giocare e occupare gli spazi degli adulti.  Matite, pennarelli, colori a cera, pittura e fogli vari, stickers, plastilina sempre asciutta, qualche libro, dei puzzles, una vecchia fattoria con strani animali da cortile e all’ultimo ripiano qualche vaso da fiori di quelli che uso più di frequente, candele e una torcia di emergenza. E’ una porta che viene aperta diverse volte al giorno e chiusa di fretta prima che Greta possa infilarcisi. Fino a qualche mattina fa, non mi ero accorta che odorasse di scuola. Di scuola elementare. Di scuola elementare italiana. Di scuola elementare italiana di fine anni 70 inizio 80. Come é successo? Come é possibile che un odore viaggi attraverso più di trent’anni, che mi insegui e mi agguanti adesso che scolara non lo sono più da tanto tempo nonostante abbia ancora tanta voglia di imparare.

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Anche a Parigi abbiamo un armadio così, due mensole per i giochi e il resto pieno del bric-à-brac di casa: pero’ quest’odore non c’é. E’ un’odore caledoscoipico, fatto di immagini e di ricordi, di oggetti e di affetti, che si aprono e si chiudono e girano come nel caleidoscopio di Neva che ogni tanto la sera mi piace guardare per far sogni danzanti. Le gomme da collezionare, i puffi blu e la casetta fungo, il sussidiario e le copertine trasparenti ai quaderni, Winnitou, i trasferelli e la vecchina che li vendeva nella polverosa merceria, i Topolino, le scarpe con il cinturino alla caviglia il tavolo della cucina, le frittelle con lo zucchero a velo e una sorella con cui condividere tutto.

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Quando ho chiesto alle bambine se anche loro lo sentissero questo odore morbido e gommoso mi hanno guardato come devono guardarci  gli extraterrestri e allora ho capito che quello odore é li, nascosto nell’armadio soltanto per me.

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Soffici al cacao con profumato di mandorla

Ingredienti: caffè forte 1 tazzina, farina di mandorle 50g, burro 50g, cacao amaro 20g, zucchero di canna 80g, albumi 2, lievito 1/2 cucchiaino, farina 120g, estratto naturale di mandorla, sale 1 pizzico

Mescolare il caffè con il burro fuso raffreddato e gli albumi. Aggiungere le due farine setacciate con il lievito, lo zucchero, il cacao, l’estratto di mandorla e il sale. Amalgamare bene, coprire con pellicola alimentare e lasciar riposare in frigo per almeno 2 ore. Riscaldare il forno a 175C, formare delle palline e schiacciarle leggermente con il palmo della mano infarinato. Cuocere i biscotti 12 minuti. Il centro dovrà risultare ancora morbido e umido. Lasciar raffreddare e conservare in una scatola di latta.

Chocolate bread in the morning light

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We were for a while without the oven and that for me was a culinary disaster. To be in the kitchen and cannot play with the infinite possibilities of the bakery world, is like going to shopping without money, it is like a party without music, it is like a sleeping time without the goodnight kiss. It was the perfect moment to refresh my variety of spoon desserts, but, to be honest, before getting asleep I had visions about sweet food: lines of perfect french macarons colored like my daughter’s pencils, little golden brioches rised like the sun at sunrise, pies with puffy pastry like an embroidered linen’s napkin. My freezer is full of  dough, prepared when frustration arrived and the boredom catched me. Now we have a new oven. My hands are happy and busy! I’m sat near the kitchen table writing and nibbling the crumbs of a chocolate bread baked last night, two hours after the oven arrived. I used my favorite cake pan, my mom offered me last time we shopped together:  it is small enough to let the cake go up, with a pattern on the base. I like to call it bread. It is perfect to spread your favorite cream on, or marmalade if you replace the chocolate with berries.

Meanwhile Greta, if you follow me on instagram you know why I call her miss messy, has finish the very last crumbles…

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Ingredients: 

whole flour 300g, eggs 3, cream 30g, raw sugar 70g, chocolate 150g, baking powder 20g , 5cl oil seed, 1 tbsp milk, 1 pinch of salt.

Pre-heat the oven at 175C. Prepare the baking pans by greasing it with butter and dusting them with flour. Mix together dry ingredients: flour, baking powder, salt and sugar. Lightly beat the eggs, add the oil and the cream then mix with dry ingredients. Beat until just combined and mix. Add the chocolate and pour the cake mixture into the prepared pan and bake for 45 minutes (start checking after 35). 

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Negli ultimi mesi siamo stati senza forno e nonostante per me sia stata occasione di rispolverare il mio repertorio di dolci al cucchiaio, prendendo in prestito la cucina della mia vicina per estreme bakery emergency, essere in cucina senza poter giocare con le infinitive possibilità della cottura al forno per me é stato un disastro, una gran noia, una limitazione alle mie fantasie a base di zucchero. Come fare shopping senza soldi, come essere ad una festa senza musica, come  addormentarsi senza il bacio della buona notte. Le fantasie a volte , prima di addormentarmi, si trasformavano in immagini, in visioni gustative: file di macarons allineati come le matite colorate di mia figlia, piccole brioche dorate che lievitano come il sole all’alba così’ calde da sentire ancora il burro e l’energia tra le mani di chi le impastava, crostate dalla pasta frolla sottile e delicata come un tovagliolo di lino ricamato. Ho il congelatore pieno di pasta brisée e di frolla, impastate quando la frustrazione montava e la noia stringeva.  In piccola parte, piccola quanto lo zucchero nella ricetta, il ritardare un nuovo post era dovuto all’assenza del forno.  Da ieri, ne abbiamo uno nuovo. Seduta al tavolo della cucina, scrivo e sbocconcello i resti della colazione. Un pane al cioccolato cotto nel mio stampo preferito, quello che mia madre mi ha regalato durante una passeggiata downtown, dicevo abbastanza piccolo da spingere il dolce a salire. Non é un dolce in se, la quantità di zucchero é minima, quanto la base ideale per la crema da spalmare preferita o, come preferisco fare io, dell’ottimo burro.

Intanto piccola Greta, chi mi segue su instagram sa già perché la chiamo miss messy, sta pasticciando con le ultime briciole rimaste.

Ingredienti

farina integrale 300g, 3uova, 30g panna, 70g di zucchero, 150 g di cioccolato, 20g di lievito in polvere, 5cl di olio vegetale, 1 cucchiai colmo di latte, 1 pizzico di sale.

Preriscaldare il forno a 175C. Imburrare e infarinare lo stampo. Unire gli ingredienti secchi: farina, lievito, sale, zucchero. Versare l’olio e il latte sulle uova leggermente sbattute, unire la panna. Versare il tutto sulla farina e gli altri ingredienti miscelati, amalgamare il cioccolato e versare nello stampo. Cuocere circa 45 minuti.

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Friday bouquet

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Is there anything better than filling up the house with fresh flowers to start the weekend? Not for me. I like to commit a little bit of my friday morning to the choice of flowers, in the garden or in flowers shops, depending on the season, the blooming period and my inspiration. A women with the arms full of flowers is such a feminine image, I feel like if I was wearing the most beautiful swirly silk skirt. Then deciding on the perfect vase and filling up the rooms. I always start from the kitchen. The house is so big and still empty, the flowers help we warm up the atmosphere and decorate with flash of natural beauty.Today is a shade of pink bouquet: cremon and astroemeria, directly from the farmers market. Sunday will be mother’s day, my very first one as mom of three. Happy week end to all of you.

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Riempire la casa di fiori. Cosa c’é di meglio per iniziare il fine settimana? Reciderli dalle piante in giardino o comprarli dipende dai momenti, dal periodo di fioritura, da cosa mi colpisce. Rientrare in casa con le braccia piene di fiori é una visione così femminile che mi sembra di indossare una meravigliosa gonna di seta che gira ad ogni passo. Fermarsi in garage a scegliere i vasi, prendere le forbici da fiori e divagare tra i petali e i pensieri.La casa é grande e ancora abbastanza vuota, i fiori mi aiutano a riempire ed arredare angoli con qualcosa di bello e di naturale. Oggi sono rientrata con un bouquet in diverse sfumatura di rosa. Cremon, della famiglia dei crisantemi e Astroemeria, presi al farmers market ( il mercato dei produttori locali ) e imballati con un filo di spago. Domenica é la fesa della mamma anche negli US, la mia prima festa da mamma tris. Non vedo l’ora. Auguri a tutte le mamme.