
english version at the end
Qualche giorno fa, in fila al supermercato mentre Greta seduta nel carrello faisait du charme alle signore dietro di noi, riflettevo al potere e all’influenza che i colori hanno su di noi, su di me. Nel carrello, il rosso delle fragole e dei pomodori, il giallo delle spighe di grano, il nero porpora del vino. Come succede che un colore, smetta di essere tale per restare impigliato, attorcigliato ad un qualcosa, ad un oggetto, ad un ricordo? Il rosso é per me indissolubilmente legato al Palloncino rosso, il cortometraggio di Albert Lamorisse e alle immagini del palloncino e del bambino a spasso per una Parigi di fine anni 50; il giallo é il pelo ovattato di Calippo, un anatroccolo che da bambina avevo adottato ad una fiera del Crocifisso, per due giorni mi aveva seguito passo passo come solo un anatroccolo saprebbe fare, per due notti aveva dormito accovacciato tra il mio collo e i miei capelli per poi morire così, con uno sguardo triste negli occhi. Il color argento sono i lunghissimi capelli della mia bisnonna siciliana, li nascondeva per pudore in uno stretto chignon dalle cento forcine, li svelava per qualche minuto per pettinarli prima di andare a letto e in quei pochi minuti a me sembrava diventasse una bambina proprio come me, pronta a girarsi e a dirmi giochiamo?. Il nero porpora sono le more e i mirtilli raccolti ad agosto in montagna, il cestino di vimini, le braccia graffiate dai rovi e il vestito macchiato. Anche Eloise ha macchiato così tanti vestiti con le sue piccole dita golose, e quelle macchie li non vanno via, diventano parte del tessuto, del vestito. Continue reading →