Les Merveilleux

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Il mercoledì Mademoiselle no no, aveva il suo corso di danza classica. Vestita come un confetto avvolto nel tulle ( un’immagine deliziosa nonostante l’espressione richiami alla mente improbabili ballerine sovrappeso… ), con le immancabili scarpine Mary Jane nei giorni di sole e le galoches nei giorni di pioggia (lascio a voi il piacere di indovinare quale delle due avessero la suola più consumata…). Con la mamma e un numero crescente di sorelline al seguito, attraversava qualche viale bordato di ippocastani, un passage couvert dall’insegna liberty e il marciapiedi-casa di Gaspard, il clochard poeta che la chiamava per nome e le diceva che un giorno le avrebbe insegnato a ballare il tango. Pochi minuti prima dell’inizio della lezione, le attaccavo i capelli in uno chignon disubbidiente, l’aiutavo a riconoscere la ballerina destra dalla sinistra e ci incontravamo a mezz’aria per un bacino sulle labbra. Scappava via prima che potessi dirle “vai, divertiti e non chiacchierare troppo”.  Sempre. Nelle giornate di pioggia restavo ad aspettare la fine della lezione nello spogliatoio, un piccolo spazio separato dalla sala di danza da una pesante tenda di velluto bordeaux. Mi piaceva restarmene li, tra scarpine da ballo dimenticate, i muri coperti di disegni di Sempé e vecchie locandine delle stagioni balletto dell’Opera.  La musica del piano accompagnava i “deuxième- troisième, pliez” e i gridolini soffocati delle bambine. Altre volte passeggiavo per le strade del quartiere, respirando un’aria di quiete borghese e l’odore della sfornata di baguettes delle ore 15.  Se la testina castana nel passeggino penzolava addormentata, entravo nel café all’angolo e seduta in vetrina come un quadro di Hopper senza quel senso di solitudine che pervade le sue scene, e ordinavo una scusa per starmene in pace a leggere. Quarantacinque minuti, prima di ripercorrere all’inverso la strada fino alla scuola. Chi se le dimentica più quelle guance rosa accaldate e il luccichio divertito degli occhi. “Mamma mi hai vista?”. Ci prendevamo per mano e attraversavamo la strada. Due passi ed eravamo già dentro la boutique, Aux merveilleux de Freud.

Madame?” “Quatre merveilleux et une brioche au chocolat s’il vous plaît”. Negli anni sono state aperte altre pâtisseries/boutiques come quella li, in diversi punti della città, la stessa silhouette nera, lo stesso immenso lampadario a pampilles, le stesse pile su pile di meringhe che aspettano di essere farcite di panna montata e avvolte di cioccolato in scaglie,  di polvere di speculos o di brisures di pralines rosa. Si chiamano Merveilleux e sono un meraviglioso modo di gustare una meringa vestita da dessert.

La scatolina bianca con il coperchio trasparente e i quattro Merveilleux languidamente sistemati all’interno, la portavamo a casa. La brioche, dall’evidente generosa spennella d’uovo e il profumo consolatorio dell’impasto ancora caldo, innocente peccato di gola da sbocconcellare con le mani, accompagnava i nostri passi verso casa, tra il racconto di un relevé venuto male  e lo chignon volato via al primo allegro.

Erano i nostri mercoledì a Parigi.

Su questa costa sono quasi le due del mattino.  Avrei ancora una borsa da chiudere, una sveglia da puntare tra… diciamo un paio d’ ore e due aerei da prendere, ma vi avevo promesso che avrei raccontato presto del dolce sul quale poggiavano le candeline e lo faccio con molto piacere, rispolverando dettagli di quei lenti mercoledì piuttosto che concentrarmi sul lungo mercoledì di esodo che mi aspetta. Avessi almeno quella brioche da sbocconcellare lungo il viaggio.

Abbracci migratori

D.

ps. La foto della pâtisserie/boutique é di Barbara, che gentilmente ha attraversato più di un viale alberato per fare uno scatto e rendermi felice. Chissà che non abbia incontrato  Gaspard…

I  Merveilleux

( per 6 persone)

Per i dischi di meringa:  albumi d’uovo 100gr, zucchero semolato 200g, una goccia di limone o un pizzico di sale.

Per il montaggio: panna fresca da montare 300ml, zucchero a velo 1 cucchiaio, vaniglia 1 stecca, cioccolato fondente 100 gr + 200 gr a scaglie.

Preriscaldare il forno a 120C, se ventilato 100C basteranno. Iniziate a montare gli albumi a velocità bassa con la goccia di limone o il pizzico di sale. Non appena cominciano a schiumare, aggiungete lo zucchero: due cucchiai alla volta, aumentando gradatamente la velocità fino a quella massima. Ci vorranno circa quindici minuti prima di avere la giusta consistenza: compatta, bianca e lucida, con il becco sulla punta quando sollevate le fruste. Mentre gli albumi montano, preparate la tasca da pasticcere con una bocchetta liscia ( io uso quella n6) e rivestite una teglia da biscotti con della carta forno. Assicuratevi che la carta aderisca perfettamente alla teglia e che resti immobile, sarà più facile gestire la poche se non dovrete usare una mano per tener ferma la carta. Quando la meringa é pronta, trasferite tutto il composto nella tasca, spingetelo leggermente verso la punta per eliminare le bolle d’aria e divertitevi a creare dei dischi, a forma di spirale, leggermente distanziati l’uno dall’altro. Ricordatevi che con l’aggiunta della panna e del secondo disco le dimensioni cambiano, quindi regolate la dimensione se non volete ritrovarvi con un dolce tipo Testa di Moro.  Infornate e cuocete per circa 45 minuti, poi lasciate raffreddare in forno spento.

Dopo aver preparato le meringhe, fate fondere a bagnomaria 100gr di cioccolato fondente. Con un coltellino spalmaburro o un pennello da pasticceria, stendete un leggero  strato di cioccolato su ogni disco di meringa. Siate delicati o romperete la superfice.

Aspettando che il cioccolato asciughi, montate la panna in chantilly. Io uso lo stand mixer, ma ovviamente delle fruste elettriche andranno benissimo. Ricordate di metterle in congelatore per qualche minuto (solo la parte che gira non tutto l’apparecchio!) così monteranno meglio e tenetele ben dritte in modo da incamerare più aria. Quando avrete una bella massa bianca e spumosa (attenzione perché il rischio di ritrovavi con del burro é sempre in agguato), fate cadere delicatamente lo zucchero a velo setacciato e date un ultimo giro di fruste. Questo é il momento di aggiungere anche i semini di vaniglia se li avete.

A questo punto passate al montaggio del dolce. A me piace affrontare la parte più creativa del lavoro senza confusione intorno, il piano di marmo pulito, le ciotole sporche nel lavello e i barattoli riposti in dispensa. Così’ se qualcosa va storto non posso prendermela con il disordine e un ‘atmosfera zen mi aiuta ad affrontare la crisi, che zen non é.  Se siete come me, avrei già pensato a sistemare e ripulire mentre la panna montava. Aiutandovi con la lama del coltello o una piccola maryse, adagiate un generoso strato di panna su ogni disco, lato cioccolato,  e richiudete con un secondo disco, pressando leggermente per compattarli. Avvolgete di altra panna il vostro panino di meringa, tutt’intorno come quando decorate una torta. Rivestite con il cioccolato che avrete tagliato a scaglie ( io uso un pelapate). Non dovrete fare alcuno sforzo, il cioccolato si attaccherà alla panna come il più focoso degli amanti. Se non avete dimenticato nessun passaggio la composizione dei vostri merveilleux dovrebbe essere questa: disco di meringa, strato di cioccolato, panna,  strato di cioccolato, disco di meringa il tutto avvolto di chantilly. Conservate a temperatura ambiente fino al momento di servire.

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12 thoughts on “Les Merveilleux

  1. Daniela…. ho letto d’un fiato.. mi sembrava di esserci.. tutte le volte riesci a stupirmi e ad emozionarmi.. Grazie per le atmosfere incantate che regali, sempre !
    sereno e gioioso viaggio… un abbraccio, apollonia

    • Apo, gioioso e sereno si, con un atterraggio difficile non dovuto al maltempo (un gran sole cocente già alle 8 domattina!) quanto ad instabilità di equilibrio, stanchezza e cattivo cibo che mi hanno fatta collassare come una pera dopo pochi metri dalle porte degli arrivi. Ricorderemo anche questo. Abbracci

  2. Anche io ho letto tutto d’un fiato…..
    Sembra proprio di essere li , sento i profumi, l’atmosfera, vedo colori e sento la’aamore e la dolcezza di una mamma a cui non sfugge nessun particolare della crescita delle sue creature. ….
    Grazie Daniela, mi hai fatta commuovere…
    Buon viaggio. ….!
    Ti abbraccio
    Carolina

    • Carolina mia cara amica del web, tu come a volte fanno le amiche, mi guardi con affetto e proprio per questo il tuo sguardo resta un po’ velato. Come mamma mi sfuggono tante tante cose, come il tempo costretto a dividersi per tre a cui ne sottraggo ancora un pezzetto per me, necessario e vitaminico come le arance e come il sole. Pero’ io di questo sguardo velato ti ringrazio e ti abbraccio

  3. Oserei dire un dolce davvero lussurioso..Invece quanta delicatezza nel racconto dei mercoledì parigini, traspare quasi una nota malinconica, si capisce che Parigi ti manca.
    Buon viaggio
    Gabriella

    • Gabriella,
      la panna é lussuriosa, hai proprio ragione, disarmante nella sua perfetta semplicità e dosata dolcezza. Quanto alla malinconia, Parigi é una città incantevole ma anche piena di difetti, come i brutti odori e la sua effimera primavera. Pero’ é li e credo mi aspetti, come la minuscola cucina sui tetti dalla luce argentata. Abbracci

  4. Buon Viaggio Daniela a te e alla tua bella famiglia.. i tuoi racconti mi emozionano come sempre, mi piace stampare i tuoi post e rileggerli con calma, sia quando sono felice, ma sono perfetti anche nei mie momenti “pensierosi” perché TU mi fai stare bene.
    A presto AMICA MIA. m.

  5. Ciaoooooo Daniela ….che meravigliosa sequenza di immagini….mi sono vista lì a Parigi insieme a te…sei stupenda!! Le meringhe le adoro …da piccola le mangiavo accompagnate ad un quadretto di cioccolato fondente….bon voyage!!Antonella

    • Anto, questa cosa del pezzetto di cioccolato con la meringa devo provarla. A me il pezzettino di fondente richiama un piccolo morso di pane. L’hai mai provato? Reminescenze francesi. Ancora abbracci

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