Intermezzo sinfonico salato

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L’autunno é arrivato ma fa ancora caldo, un caldo piuttosto umido e insolito per questa parte di mondo dove le persone finiscono con acquisire  una soglia di temperatura diciamo ristretta, definendo hot quando supera i 25° e chilly se scende al di sotto dei 15°. Il cioccolato suda, una patina bianca fiorisce sulla sua superficie che pur non modificandone il sapore ne altera il colore e la bellezza. Preferisco aspettare e intanto riempio la casa di frutta. Da giorni mi muovo tra cesti di mele e alzatine di prugne rosse, ciotole ovali ripiene di banane a diversi gradi di maturazione (in famiglia ognuno ha la sua sfumatura dimaturazione preferita!) e grappoli di uva color vino. Sulla console nell’ingresso una ciotola di melograni dal rosso aranciato offre un allegro benvenuto, sono così belli che non ho ancora il coraggio di affondarci la lama del coltello per ricavarne succo e grani. Sisitemare la frutta per colore é un’altra fissazione della sottoscritta, ma siccome é autgestita mi illudo non crei disturbo alcuno. Qualche giorno fa, mentre sbucciavo una pesca ( forse l’ultima della stagione ma poi continuo a trovarle al farmers market..), riflettevo su come molte delle cose che avevo intorno, prima o poi sarebbero finite tra le maglie del web, se non l’hanno già fatto. Non ho oggetti ad esclusivo uso fotografico, eccezione fatta x due coltelli dalla lama talmente vecchia e ossidata che tiro fuori solo per “ammorbidire” una foto, così come non separo il quotidiano dai giorni di festa, ma questo aspetto meriterebbe un post a parte. Le cose devono assolvere a due compiti: uno estetico e l’altro funzionale. Riassumo: vivo circondata solo da oggetti che davvero mi piacciono e che rientrano nella mia idea di bello, ho dichiarato lotta alla plastica ( escludendo un paio di ciotoline tipo bento che usiamo per il pranzo da portare a scuola), ho convinto anche il pane che impastato in una ciotola grande di ceramica bianca dai contorni arrotondati verrà più buono, che i bicchieri asciugati con uno strofinaccio di lino splendono di più. Pazienza  se a fine cena devo lavare più cose a mano io di quante non tocchi alla lavastoviglie. Ma com’é che si dice? Dove c’é gusto…

Forse proprio questo avvilupparsi tra cucina reale e cucina virtuale, ha fatto si che negli ultimi tempi mi sia sentita un tantino stretta in versione tutta “dolce”. Vedete, avrei voglia di raccontarvi di qualche ricetta salata, di quelle che mettolino l’acquolina in bocca, che fanno venir voglia di rincasare presto, di fremere aspettando che scatti il verde dell’ultimo semaforo prima di casa, di apparecchiare la tavola e gridare “é pronto! à tableeee!!, di staccare il bocconcino di pane per fare scarpetta e pulirne le briciole con il lato e il palmo della mano passato sul tavolo. Nell’animo resto sempre la signora del cacao come mi definì’ anno fa un amico blogger, ma da una cucina vera, e questa ve ne sarete accorti lo é, non possono certo uscire solo piatti a base di zucchero e di burro. Così, come un intermezzo sinfonico aspettatevi di tanto in tanto una torta dal cuore rustico, una zuppa gentile, un cartoccio sorpresa. Si tratterà di fatto di un preludio ad un goloso dessert del post successivo, eseguito a sipario alzato come nella Madame Butterfly.

Abbracci salati, ça va sans dire…

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La quiche di indivia e blue cheese in pasta alla birra

L’idea di impastare con la birra l’ho avuta in uno di quei momenti in cui cucinare si inscrive con fluidità nel ritmo del tardo pomeriggio e un aperitivo improvvisato sul piano di marmo non é il miraggio dei giorni difficili ma un piccolo piacere da sorseggiare in una tranquilla alcolica solitudine pulendo il bottino di un’estate spesa (tra l’altro!) a setacciare bancarelle. Ovviamente potete sostituire la birra con acqua, purché sia ghiacciata.

Pasta briséé

Farina bianca 100g, farina integrale 100g, farina di lino 50g, sale 1 cucchiaino, zucchero di canna 30g,  burro salato freddo 100g, birra ghiacciata poco meno di 1/2 bicchiere

Il ripieno

Indivia 4, yogurt greco150g, panna fresca 100g, uova bio 2, burro 30g, sale 1 pizzico, zucchero di canna 1 cucchiaio blue cheese 200g.

Potete preparare la brisée a mano o al robot. Mettete in una ciotola le farine e il sale e mescolate. Aggiungete il burro tagliato a pezzetti (vi servira ad incorporarlo più facilmente senza riscaldarlo tra le dita) e la birra fredda, un poco alla volta, non é detto che vi serva tutta. Impastate rapidamente, usando la punta delle dita.Quando avrete ottenuto delle grosse briciole di impasto, compattare il tutto aiutandovi anche con il palmo. Siate svelti o vi ritroverete con una briséé troppo dura . Schiacciatelo leggermente, copritelo e lasciatelo riposare il frigo un’oretta.

Preriscaldate il forno a 175C, ungete lo stampo (io uso quello alto da crostata, 24 cm di diametro) e infarinatelo leggermente. Stendete la pasta con il matterello o con le mani se dovesse risultare troppo friabile, rivestite lo stampo e rimettete in frigo mentre preparate il ripieno.

In una ciotola unite la panna e lo yogurt, incorporate le uova leggermente sbattute con il sale. Amalgamate ben bene. Lavate ed asciugate le indivie, eliminate il torsolo e tagliatele in due nel senso della lunghezza. Fate fondere il burro in padella e lasciate caramellare le indivie con lo zucchero. Pochi minuti per lato, sfumate volendo con un goccio di birra.

Lasciate raffreddare completamente e trasferitele nello stampo che intato avrete tolto dal frigo, sbriciolate il blue cheese e versate il composto panna-uova, aggiustate di sale, infornate per 35-40m. Controllate che non scurisca troppo in fretta, in tal caso coprite la quiche con un foglio di alluminio e proseguite la cottura.

Servire tiepida  o fredda.

9 thoughts on “Intermezzo sinfonico salato

  1. Cara Daniela, come ti capisco! Anch’io adoro disseminare la casa di cesti di frutta, verdura e frutta secca tanto che in cucina i piani di appoggio sono tutti occupati…
    Tra l’altro adoro i cesti di vimini fatti a mano…..ne ho tantissimi fatti con legni D’ulivo del mio Salento…
    Le tue foto e il modo con cui presenti le tue preparazioni sono bellissime e per me sono fonte d’ispirazione.
    La tua quiche e’da provare subiti stimo…
    Grazie Daniela … Ti abbraccio
    Carolina

  2. … a me piace un sacco la Signora del Cacao ANCHE in versione salata!! Stasera preparo il tuo gratin di indivia & prosciutto cotto.. era il lontano 2007!! E questa quiche? Assolutamente da provare! Ti abbraccio, monica

    • Monica, lo dico sempre sei la memoria storica di calme et cacao tu. Ecco qual era l’altra ricetta con l’indivia 🙂

      Lo senti il mio abbraccio fino a li?

  3. Queste sono le tipiche giornate in cui l’estate ancora non vuole lasciare del tutto il posto all’autunno ed io avverto da una parte la voglia di trattenere il tepore del sole e dall’altro di abbandonarmi alla nuova stagione. E così prima vorrei comprare ancora qualche zucchina ma poi mi scopro felice davanti al banco del contadino che mi offre funghi e uva fragola. Questa quiches è perfetta per accompagnarmi da una stagione all’altra.
    L’intermezzo salato mi piace tanto, anzi ti confesso che a me mancava proprio questo lato di madame calme et cacao.
    Abbracci
    Gabriella

    • Gabriella,
      l’uva fragola qui é proprio una perla rara, ma quando la trovo la compro nonostante il prezzo sia alle stelle (poi magari risparmio sui fiori!)ma la mangiamo così, nonno mai il coraggio di metterla nella focaccia.

      Felice che la nota salata non ti sembri una campana stonata.
      Abbracci canterini allora

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