Crostata di more in frolla all’anice

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Tempo fa vi avevo raccontato di come avevo piantato more e fragoline di bosco. In casa se ne consumano quantità peccaminose, così spinta da un pruriginoso desiderio di autoproduzione da frutti rossi, forse non per marmellate e gelatine ma almeno per qualche crostata e qualche ciotola di piccole gemme rosse da mangiare con yogurt e gramola, ho scavato, piantato, innaffiato e concimato immaginando vestitini puntellati da macchie color vino e baffi color fragola. Ma devo aver peccato di eccessiva immaginazione oppure la mia patina di fille de la ville deve essere più solida di quel che pensassi, facendomi collezionare errori e disastri in giardino. Le piantine non hanno superato i cinque cm. e, a meno di non star coltivando una rara specie nana, l’échec é ormai evidente, anche agli occhi di mia figlia Greta che passa davanti alle piantine dicendo “nulla” con la manina.  Così continuiamo a comprare vaschette su vaschette di frutti rossi, di produzione locale e biologica si ma coltivata da qualcun’altro!  Se accettare le sconfitte e i fallimenti con una nota di ironia e un pizzico di elegante leggerezza fa parte delle regole d’oro per vivere felici che vorremmo insegnare ai nostri figli, io continuo ad immaginare che lasciar cadere disinvoltamente una generosa manciata di more del giardino  avrebbe reso la mia crostata più speciale.

Così’ affido ai semi di anice il compito di renderla speciale e li aggiungo nella pasta  frolla: anice e more trovo siano una coppia deliziosa. Che sia un crumble, dei muffins, un gelato o una ganache per i macarons, quando sul piano della cucina svetta una ciotola di gemme color vino, non riesco a fare a meno di tirar fuori dalla dispensa il vasetto di vetro che contiene i semini di anice e sparpagliarne qualcuno qui e li dopo averli pestati nel mortaio. Il fresco aroma é un balsamo per la mia mente. E in cucina si sta bene anche per piccole cose come queste.

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Pasta frolla all’anice

Farina 00 200g, farina di riso 30g, burro freddo 120g, zucchero a velo 80g, uova 1, sale 1 pizzico, semi d’anice pestati 1 cucchiaio.

Potete impastare a mano o al robot. Io preferisco a mano, mi rilasso, mi alleno e il burro mi rende le mani morbidissisme.  In entrambi i casi siate veloci, delicati ma decisi.

Setacciate le farine e lo zucchero a velo, versate il tutto in una ciotola e aggiungete i semi d’anice. Date una bella mescolata e aggiungete il burro freddo a pezzetti. Cominciate a sbriciolare l’impasto con la punta delle dita. Quando avrete ottenuto un effetto sabbioso, aggiungete l’uovo precedentemente sbattuto con il sale. Lavorate senza riscaldare troppo l’impasto altrimenti vi ritroverete con una frolla dura, per niente sabbiosa. Compattate l’impasto formando una palla, spolverate un piatto con poca farina, adagiate l’impasto, spolverate ancora la superficie della pasta e coprite con un altro piatto schiacciando leggermente. Lasciate riposare in frigo 1-2 ore.

Intanto preparate la crema (ricetta in basso).

Preriscaldate il forno a 170C. Tirate la frolla fuori dal frigo e mburrate leggermente uno stampo da crostata da 24cm. Spolverate il piano di lavoro ( per me un foglio di carta forno sisitemato sul piano di marmo e tenuto fermo da una grande pietra) con la farina e stendete la pasta eccedendo di circa 5cm dalla superfice dello stampo. Aiutandovi con il matterello o con un rapido colpo di mano, rivestite lo stampo e decorate i bordi. Coprite con un foglio di carta forno e delle perline da cottura o dei fagioli. Cuocete per circa 17 minuti o fin quando la pasta non sarà colorata e profumata. Se necessario (in genere lo é), eliminate la carta forno e cuocete altri 7-8 minuti fino a doratura. Lasciate raffreddare su una griglia.

Quando la pasta sarà fredda, liberatela dallo stampo, farcitela con la crema e decorate con le more.

Crema pasticciera

Latte fresco intero bio 500g, zucchero 80g, scorza di un limone bio, uova piccole bio 4, farina 20g, maizena 20g, burro 30g.

Lavate e asciugate il limone e ricavatene la buccia, solo la parte gialla. Io uso il pelapatate e sfido me stessa a tagliare un’unica buccia lunghissima. Lasciate la buccia del limone in infusione nel latte per almeno una trentina di minuti.  In una ciotola lavorate i tuorli (avendo cura di conservare gli albumi per le meringhe o altro) con lo zucchero senza montare la crema. Portate il latte a ebollizione. Setacciate la farina e la maizena ed amalgamatela alle uova, stemperando i grumi con il dorso del cucchiaio. Eliminate la buccia di limone e versate il latte, dapprima un filo, mescolando ben bene per temperare tutti gli ingredienti e poi versate il resto, volendo anche la buccia di limone. Trasferite il composto in una casseruola e senza mai smettere di mescolare cuocete la crema fino ad ottenere la giusta consistenza: per i precisi nonché possessori di termometro da zucchero fino ad una temperatura di 82C, per tutti gli altri fin quando un dito lasciato scivolare sul cucchiai di legno non lascerà una traccia netta. Versate la crema in una ciotola pulita (questo servirà ad interrompere la cottura) e mescolare per farla raffreddare. Dopo un paio  di minuti aggiungete il burro a pezzi ed amalgamate. Coprite con la pellicola alimentare posta direttamente sulla crema e conservare in frigo max 24 ore.

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9 thoughts on “Crostata di more in frolla all’anice

  1. Talmente invitante da sentire il sapore a distanza. E quella manina? Golosa Greta che adora i frutti rossi. Racconti talmente bene Daniela, che sono tentata di mettere un grembiule e andare in cucina.

    • Mammoletta, le manine ladruncole hanno mangiato quasi tutte le more della crostata e gli altri frutti in frigorifero. Per lei ci vorrebbero produzioni da multinazionale. Felice di averti di nuovo qui

  2. quella manina che aspetta è veramente irresistibile… ahhhh se avessi saputo prima del’abbinamento con l’anice avrei potuto provare un vasetto di marmellata… che dici? grazie della ricetta è bellissima…

  3. ciao Daniela,
    ti leggo in silenzio da tanto tempo.
    i tuoi post e le tue fotografie sono un momento di bellezza e lieve serenità, riesci a vestire di straordinario anche il quotidiano.
    quindi grazie davvero per questi momenti.
    chiara

    • Cara Chiara, se avessi una stampante la userei x stampare il tuo commento, lo attaccherei al frigo e tornerei a leggerlo ogni manciata di minuti. Grazie, di cuore

  4. Non amo l’anice, ma adoro la pasta frolla, le more e i frutti rossi.
    Quest’anno abbiamo avuto il primo raccolto – degno di questo nome – di ribes, prontamente trasformati in una gelatina che per colore, profumo e sapore era un incanto. Peccato che il vasetto si sia rotto e che – a parte quella rimasta sul fondo della pentola – io non abbia potuto gustarla….
    Claudette

    • Una gelatina di ribes sparsa sul movimento mi farebbe impastare 100 pani per smaltire la rabbia. Ieri da un cesto grande di male ne ho ricavato un minuscolo vasetto di gelatina, e le mele non sono preziose quanto i ribes.
      Che dirti Claudette? Vivement il prossimo raccolto…

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