Arrivederci glutine

gf

La mia cucina, così come  la mia testa e la mia vita, é tutta un fermento.

A suon di Vivaldi ho iniziato a metter ordine, in maniera rigorosa e scientifica, tra le farine e gli altri ospiti della mia dispensa. Non si tratta di pulizie d’autunno, per quelle avrei scelto Satié, né di una infestazione di tarme disgustose, per quelle senz’altro la marcia funebre Op.35 di Chopin. Da pochissimi giorni la signora del cacao ha scoperto di essere affetta da celiachia, senza alcun margine di errore e per sempre lo sarà, dall’inverno all’autunno, anno dopo anno, come le Quattro Stagioni che si susseguono sul mio lettore cd.

Patratac…! Forse riuscite a sentirlo anche il voi un rumore come di cocci sul pavimento, di piatti frantumati e di alzatine antiche polverizzate: é il suono (di una parte) del mio mondo che mi é crollato intorno quando ho letto nero su bianco la diagnosi. Dopo una cena piuttosto concitata e piena di domande che si accavallavano durante la quale mio marito ed io spiegavamo alle ragazze cos’é questa malattia in cui una proteina che rende golose le torte e la pizza, avvelena chi invece non la può assimilare, ho sentito la voglia di parlarne anche con voi, compagne e compagni di impasti lievitati e dolci con i quali continuo a condividere storie e ricette e con qualcuno anche pezzi di vita.

Vi confesso di essere stata colta da ore di confusione e patimento, di essere inciampata in un nervosismo deleterio e improduttivo. Vedevo sfilare e svanire davanti ai miei occhi tutti i dolci che fino ad allora avevano reso la mia vita tanto golosa e gioiosa, l’impasto delle brioche nel quale affondavo i pugni e le mani per distendermi i nervi dopo una giornata passata sulle trincee, innocue ma pur sempre battagliere, della vita di ogni giorno. La scatola di biscotti sempre piena, il pane che canta appena sfornato, la crosta di pagnotta che crocchia tra le dita prima di tuffarsi nella pentola e riapparire gocciolante di sugo, giocare a miscelare e tagliare farine di ogni tipo ottenendo paste briséés di consistenze così differenti e impasti così diversi tra loro come per me solo le mie figlie sanno essere: simili nella base ma ciascuna con una personalità e delle peculiari sfaccettature. Poi, con il passare delle ore, sfinita delle mie stesse lugubrazioni mentali con tendenze teatrali, ho iniziato a riflettere sulla fortuna che avevo di aver finalmente trovato il nome e il rimedio ai malesseri e ai malori, alla stanchezza profonda, alla ferritina così bassa da sembrare quasi assente, all’avvilente sensazione di rincorrere tutto con fatica, di trascinarsi al mattino come dopo una notte passata sveglie a passeggiare per le strade di Lisbona piuttosto che nel letto a recuperare.

Alcuni anni fa, ho assistito impotente alla nebbia e alla paura che avvolgeva una persona della mia famiglia durante la sua personale, strepitosamente coraggiosa battaglia contro il cancro. Via via che il suo organismo si riempiva di un silenzioso e massiccio dosaggio  di chemioterapici, lei imparava ad alimentarsi diversamente e con coscienza a scopo curativo e preventivo, eliminando gli zuccheri, introducendo farine meno raffinate,  cereali antichi, associando alimenti, imparando a riconoscere alleati e nemici nella battaglia che stava combattendo e che poi avrebbe vinto con l’eleganza di una regina e la forza di un neonato che sta per nascere. A me che la guardavo non restava che imparare da lei, conservare nel mio cassetto segreto il suo inconsapevole insegnamento nel caso la vita mi avesse presentato un conto con su scritto il nome della mia personale battaglia, magari proprio su uno di quei piatti un po’ sbrecciati che amo e raccatto un po’ ovunque.

Negli anni anche io ho cercato concretamente di modificare, limare, migliorare il mio stile di vita e l’alimentazione per la mia famiglia e per me. La pasticceria francese via via ha riservato il suo sciccoso abito lungo ai momenti speciali, cedendo il passo nella danza dei dessert e dei dolci  ad una sua parente forse meno elegante, ad ingredienti meno raffinati nella loro sostanza e nel loro aspetto ma che avevano tutta l’aria di essere buoni, nel senso più pieno, di far del bene. Non avrei potuto immaginare che qualcosa tra tutto quell’oggettivamente buono fosse per me soggettivamente dannoso.

E mentre vi scrivo, scavando un po’ più del solito nella mia vita al di là di questo schermo e di queste passwords con cui ci proteggiamo, mi chiedo se non sia la celiachia la mia battaglia, se forse non sia arrivato il momento di aprire quel cassetto e prendere tra le mani l’insegnamento che quella regina mi aveva lasciato.

Medicalmente parlando, la celiachia non spaventa così tanto, a patto di riconoscerla e di assumerla, eliminando il glutine, anche quello più subdolo e nascosto, dal proprio piatto e dal raggio d’azione della proprie posate (e taglieri, tostapane, leccarde, cucchiai di legno, piano di lavoro, grembiule…).  Leggendo testimonianze di altre persone che come me hanno dovuto reimpostare grande parte della loro alimentazione, ho ritrovato ad un certo punto del racconto la stessa frase “poi sono rinata”. Vedremo. Per adesso, non posso fare altro che prendere la direzione a senso unico del gluten free, con un bagaglio che spero non contenga nemmeno un grammo di glutine e l’altro, pieno dei sacchetti di grano, segale, e frumento che ho usato fino ad ora, perché su questa strada non vorrei trascinarmi dietro anche la mia famiglia, se non per qualche passeggiata panoramica in un mondo privo di glutine.

 Va da sé che i rocamboleschi cambiamenti che mi attraversano in queste ore, prima o poi, si intrufoleranno anche nel blog.

Il cd é arrivato alle note dell’Autunno ed é ora che torni alle farine e ai cereali nella dispensa.

Abbracci infarinati e mi scuserete se corro a lavarmi le mani…

D.

18 thoughts on “Arrivederci glutine

  1. Cara D, ti auguro di essere una combattente tanto tenace in questa battaglia, quanto sai esere dolce e suggestiva nei tuoi post e nelle tue splendide immagini.In questa “avventura” che devi affrontare,parti con un grande vantaggio: la curiosità anche in cucina di scoprire, di provare , di tentare nuove soluzioni.
    Buona fortuna!

  2. Claudette, la tenacità dovro’ andarla a cercare tra i nuovi sacchi di farina. Ma la curiosità e l’amore per la vita anche nei suo angoli scomodi e scoccianti, quella la porto nella tasca dei jeans.Grazie del tuo bellissimo commento, il primo senza glutine. Lo conserverò’ gelosamente.

  3. …..”l’eleganza di una regina e la forza di un neonato che sta per nascere”, credimi le hai entrambe Daniela, la prima perchè oggettivamente chi ti incontra la riconosce, la seconda perchè posso testimoniarlo, sei stata afferrata per un piedino.
    In bocca al lupo!

  4. Dolce dolce Dany questo la celiachia non può togliertelo, la dolcezza del tuo sguardo su gli altri e sulla tua famiglia, l’elasticità del tuo impastare mentalmente eventi e vicende quando questi ti richiedono di cambiare (lingua, lavoro, continente, progetti tanto per dirne qualcuno), la croccantezza della tua crosticina che ti fa assorbire gli urti e che aiuta gli altri che ti stanno accanto a farlo, il tuo sapore raffinato e vero, perché tu sei proprio così come appari, come scrivi, e come mangi 🙂 … Intravedo tra questa fine di un qualcosa che sei stata profondamente e intensamente, una possibilità di cercarti in nuovi sapori e consistenze e ricerca ricerca ricerca… Ti penso con tutta l’energia che posso, e che tu mi restituisci

  5. Meravigliosa Daniela, sei così positiva e innamorata della vita che, sono sicura, porterai avanti benissimo questa liberazione dal glutine. Trovo straordinario anche il tuo intento di non voler stravolgere l’alimentazione del resto della famiglia. Tienici informati e se posterai ricette senza glutine, le proverò volentieri, che il gluten free fa bene a tutti.

    • Angela, mia cara. Si, lo faro’: siete un esercito pacifico che marcia a suon di affetto e di incoraggiamento, mi lascio invadere spalancando porte e cancelli. Come sempre, grazie

    • Apollonia, grazie. Ti restituisco l’abbraccio ed ora che assimilerò’ nuovamente il ferro ti stritolerò anche un pochino 🙂

  6. Forza! vedrai che poi alla fine non sarà così terribile. Ci sono tanti pani che potrai fare egualmente, cambierà un po’ il sapore ma saranno sempre buoni ed anc he i dolci, è una svolta, ma dietro l’angolo c’è sempre il sole. Immagino che sia dura apprenderlo, un momento di smarrimento e poi riorganizzarsi e tutto scorre di nuovo, diverso ma di nuovo sereno. Coraggio ed un grandissimo abbraccio

  7. L’eleganza di una regina….

    E’ quello che ti contraddistingue nelle parole , nelle foto , nei tuoi modi garbati e amichevoli….
    E’ un momento di rimpasto , di rinnovamento di rinacita verso un nuovo modo di vivere non meno bello rispetto a prima …
    Forza Daniela, vedrai che sarà tutto molto più semplice di quello che pensi…!
    Ti auguro ogni bene e tanta serenità
    Con affetto sincero
    Carolina

    • Carolina, hai detto proprio bene cara: mi sto rimpastando… e spero proprio di venirne fuori ben cotta e profumata .
      Abbracci. Tanti.

  8. … e noi aspetto nuove e gustose ricettive…
    Le prepareremo insieme!!!
    Buona giornata…( qui è appena cominciata)

    Bacioni
    Carolina

  9. … e noi aspetto nuove e gustose ricettive…
    Le prepareremo insieme!!!
    Buona giornata…( qui è appena cominciata)

    Bacioni
    Carolina

  10. Nooo… finalmente il tuo blog riappare e leggo la notizia….da non crederci. Te, regina degli impasti, come è possibile tutto cio’. Secondo me qualcuno avrà pensato che fosse il momento giusto per cominciare una nuova n-esima vita, come ci piace tanto fare a noi. E questa volta rigorosamente… gluten free! tanti cari abbracci

    • Tata! Una nemesi, lo so.
      Prendiamola a ridere e auguriamoci che i mali siano sempre cosi, scomodi molto, antipatici un poco, innocui tanto.

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