la Pecan Pie e i tanti thanks

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Due giorni fa si festeggiava il Thanksgiving.

Le feste e le ricorrenze americane mi hanno sempre sorpresa alquanto distratta, come attraversata da una vena di impassibilità, forse di pigro distacco all’idea di un coinvolgimento mentale e manuale verso date che non fanno parte del mio calendario emotivo. Ormai non bastano più le dita di una mano sola per contare le feste del Ringraziamento che, direttamente o indirettamente, abbiamo vissuto. In ordine cronologico, due trascorse a passeggio in una New York fredda e affollata di lucine, palloni giganti e carri decorati, una in macchina, attraversando senza meta il gelo e il silenzio del New Jersey, tre nell’aria mite della California. Fino ad oggi, non avevamo mai trascorso il Thanksgiving a casa, cullati e ritmati dai rituali che precedono e accompagnano un giorno di festa: la spesa pensata due giorni prima e annotata su una lista da spulciare voce dopo voce, i tagli di carne messi a marinare nel vino rosso e nelle erbe 14 ore prima di iniziare a cucinare, alzarsi al mattino e sfregare i propri piedi sempre freddi contro altri piedi sempre caldi e sorridere al pensiero che sia come domenica ma ancora più speciale, guardare l’orologio e sintonizzarsi sull’ora stabilita per mettersi a tavola mentre la casa intanto si riempie di odori come balsami da inalare contro i mali del cuore e la cucina sembra essere l’unico posto dove tutti vogliono essere, ciascuno indaffarato con le proprie cose ma tutti li, in un unico spazio condiviso. Poi, finalmente, sedersi a tavola e lasciare che il tempo si dimentichi di noi.

Ringraziare, a voce alta, come forse non avevamo mai fatto. Perché vedete, aver ritrovato la salute, con tutto il peso e il valore di questa parola dal suono quasi démodé, e sentire nuovamente l’energia e il benessere fluire nel corpo che cominciamo a riconoscere e a coccolare, meriterebbe molto più di una giornata del ringraziamento. Simbolicamente pero’, vale la pena approfittarne e alzare i bicchieri, brindando con tanto di discorso che ci farà persino arrossire e balbettare impercettibilmente. Sentire ed esprimere gratitudine per la fortuna di avere la soluzione ai malesseri e ai dolori che avevano reso opaca la mia vita e i miei capelli, rendendomi molto meno brava in cio’ che da sempre sapevo fare con maestria, ovvero sognare e giocare.

La celiachia devasta e corrode, spesso in sordina, ma arretra e indietreggia davanti ad uno stile di vita del tutto privo di glutine. Tutto qui. Guarire senza farmaci e senza ospedali, nell’ intimità della cucina di casa, é una fortuna che va riconosciuta e celebrata.

Sentire e ricordarsi di esprimere gratitudine anche quando per foderare lo stampo da crostata occorrono dieci minuti e una discreta dose di “copia e incolla” con la pasta invece che un hop e un colpo sicuro di polso e di matterello. Sentire e ricordarsi di esprimere gratitudine anche quando negli occhi del giovane cameriere che sta prendendo la nostra ordinazione si legge chiaramente quanto fastidio stiamo dando con tutte le domande sul glutine nascosto in cucina e con le dodici istruzioni ( ancora poco chiare e dirette, lo riconosco!) per rendere il nostro piatto e la nostra serata un piacevole ricordo e non un incubo per i prossimi tre giorni e quando la proporzione tra inviti fatti e inviti ricevuti pende sempre più chiaramente da un solo lato ( “un celiaco a cena, aiuto no“!) .

Nella mia testa ognuno di questi eventi, ognuna di queste difficoltà o noiosi contrattempi, sono come delle lucine che si accendono ogni qual volta riesco a trovare una soluzione facile e felice. E mi sembra di avere già una bella ghirlanda luminosa.

Ecco, vi ho raccontato del perché desiderassi preparare un dolce che fosse riconosciuto da tutti come una tradizione e un simbolo del grazie, almeno a queste latitudini.

Vi lascio la ricetta e auguro anche a voi, di cuore, che nella vostra testa le lucine accese  siano sempre più numerose e luminose, e che alla fine il bisogno di dire grazie prevalga su quella tediosa anche se a volte incontrollabile tendenza alle petulanti lamentele.

Abbracci facili e felici,

D.

la Pecan Pie (gluten free)

per la pasta frolla: Farina d’avena* 410g, mix farine senza glutine King Arthur, zucchero canna 120g, burro 110g, sale 1/2 cucchiaino, bicarbonato 1 punta, estratto di vaniglia 1 cucchiaino, uovo 1, cream cheese 1 cucchiaio colmo (non storcete il naso e leggete le note per favore)

per il ripieno: noci pecan 2 tazze, burro 60g, golden syrup, zucchero di canna 120g, bourbon 2 cucchiai, uova 3, estratto di vaniglia 2 cucchiai.

* La farina d’avena pur essendo naturalmente senza glutine, é ad alto rischio contaminazione perché i laboratori in cui viene trattata spesso lavorano anche la farina di grano. Come sempre leggete bene l’etichette e cercate prodotti certificati senza glutine.

Unite le farine, il sale, il bicarbonato e lo zucchero e miscelate con una frusta. Aggiungete il burro a pezzetti freddissimo e lavorate con un cucchiaio di legno o con il gancio a foglia se optate per il mixer. Versate l’uovo, appena sbattuto con un goccio di latte (quest’ultimo non indispensabile ma io lo aggiungo) e amalgamate, poi il cream cheese e infine la vaniglia. Prima che il composto si compatti smettete di lavorarlo, e con le mani fredde e leggermente infarinate con una farina senza glutine, dategli la forma di una palla, poi copritela con della pellicola alimentare e mettetela a riposare in frigo per un paio d’ore o nel freezer per una ventina di minuti.

Preriscaldate il forno a 175C. Imburrate e infarinate uno stampo da crostata da 26cm oppure, come ho fatto io, scegliete uno stampo più piccolo  e conservate il rimanente impasto per costruire dei biscottini con la vostra formina preferita. A questo punto armatevi di un tantino di pazienza e procedete al rivestimento dello stampo. Stendete un foglio di carta forno sul piano di lavoro e spolveratelo con della farina senza glutine, stessa cosa per il matterello. Le miscele di farine senza glutine posso essere sensibilmente diverse tra loro e diversa sarà la loro resa alle temperature e alla lavorazione. Stendendo la pasta sul foglio di carta forno sarete pronti, in caso di impasto troppo umido, a stendere un secondo foglio di carta forno sulla impasto e a farci scorrere il matterello sopra. Se l’impasto dovesse risultare troppo friabile, procedete a piccoli pezzi, senza aggiungere farina. Non disperate, una volta cotta, la vostra frolla senza glutine non conserverà nessuna traccia del patchwork udibile di poca fa. Modellate il bordo a piacere e rimettete in frigo.

Intanto preparate il ripieno. In una pentola dal fondo spesso, unite lo zucchero, il burro, il corn syrup e il sale. Portate a bollore mescolando continuamente e continuate a cuocere per un minuto. Togliete dal fuoco, aggiungete le noci pecan, la vaniglia e il bourbon. Lasciate raffreddare. Aggiungete le uova leggermente sbattute, amalgamate ben benino e versate nello stampo. Cuocete nella parte bassa del forno per 35m. A metà cottura coprite i bordi se dovessero scurire troppo in fretta. Servitela a temperatura ambiente, con uno sbuffo di panna montata o, se siete in vena di tradizione southwest, con una pallina di gelato alla vaniglia.

Note

* Gli impasti senza farina di grano, per la presenza di amidi e per la mancanza del glutine, si presentano più asciutti e secchi, l’aggiunta di cream cheese ammorbidisce e idrata senza liquefare. Un uovo in più puo’ avere lo stesso effetto, se testate fatemi sapere, grazie.

11 thoughts on “la Pecan Pie e i tanti thanks

  1. leggo le tue parole e le rileggo e le rileggo… e sento che questa pace diventa anche mia. Grazie per aver condiviso e per questa bella ricettina

  2. Cara Dani sono tanto felice di sentirti bene. Immagino lo spiazzamento iniziale ma il tuo saper tirar fuori nuovi stimoli anche nelle difficoltà mi ricorda quanto speciale sei.
    Ps, io faccio una torta super veloce, quella in cui le dosi si misurano a tazze…veniva sempre asciutta e perchè fosse apprezzata anche dalle figlie scioglievo anche un bel pezzo di burro nella tazza di latte.
    la tazza di latte ora l’ho sostituita con la panna di soia … sapessi come resta morbida e umida e nessun gusto cartonato tipico della soia. Un abbraccio !!

  3. ti leggo tutto di un fiato e ogni parola mi da un senso infinito di serenità. Lo sapevo, tutti lo sapevamo che avresti messo in campo le tue arti migliori ed ecco che ti riconosciamo nel post che hai scritto. Brava Daniela, consiglierò la tua ricetta anche ad una amica “gluten free”.

  4. E’ una rinascita che va celebrata, cogliendo l’occasione di una festa che non ci appartiene per dire GRAZIE…
    Grazie a te Daniela, che riesci ad entrare nel cuore di tutte noi con la grazia , la leggerezza e la profondità che ti contraddistinguono….
    Un abbraccio …
    Carolina

    • Carolina,
      abbiamo sempre, tutti, qualcosa per cui essere grati. A volte, quel qualcosa é più grande degli altri e lo facciamo a voce alta, come i bambini che gridano “mamma, vieni a vedere…”.

      Abbracci per te, Carolina cara

  5. Mi accorgo solo ora quanto tempo è trascorso da quando sono passata tra queste pagine l’ultima volta. Un vestito nuovo, adesso, che mi piace molto. La triste scoperta di sapere che non sei stata bene. E alla fine il sollievo di saperti di nuovo in forma, nella tua casa e nella tua cucina.
    La celiachia è subdola, ma affrontarla con lo spirito giusto e la tua serenità sono le armi migliori per contrastarla, scoprendo nuove prospettive anche attraverso nuovi esperimenti!
    Mi permetto di consigliart, tra le mille fonti che si trovano a giro, la mia Amica omonima celiaca (http://lagaiaceliaca.blogspot.it/) che nelle tue stesse condizioni, ha ribaltato con soddisfazione la sua cucina.
    un abbraccio a te e alle tue piccole!

    • Ciao Gaia,

      a volte il tempo che passa ha questo potere di portarci lontano e poi di rivenire, un po’ diverse forse, ma che gioia ritrovarsi.
      Proprio come dici tu, la serenità é un’amica preziosa…
      Il blog di Gaia ha riempito un pomeriggio di qualche settimana fa, é una donna forte dall’energia contagiosa. Grazie d aver pensato a me. Ti abbraccio

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